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Tra il 600 e il 700 inizia a diffondersi la convinzione che l'uomo dominando la natura tenda ad un continuo miglioramento delle proprie condizioni sia materiali che conoscitive.
Questo pensiero non era estraneo agli illuministi, secondo i quali gli uomini si trovavano a seguire un cammino di emancipazione verso la conoscenza e la libertà.
L'idea di progresso razionale diventerà in seguito il fulcro della dottrina positivistica.
Nell'Ottocento il pensiero di un continuo miglioramento non è più una vana speranza di filosofi impegnati a capire quale sia il destino dell'uomo, ma diventa una certezza dell'uomo.
Grazie ai risultati apportati dalle innovazioni scientifiche e tecnologiche anche gli uomini comuni si convinsero del fatto che coniugando scienze naturali e sociali, tecnologia e industria, l'uomo fosse in grado di raggiungere un miglioramento dal punto di vista sia materiale che spirituale.
Adesso la consapevolezza di vivere in un'epoca superiore rispetto a quelle passate non era più gravata dal timore di una catastrofe o di una decadenza, ma al contrario era accresciuta dalla fede che veniva riposta nelle illimitate risorse della scienza.

Ora l'avvenire è visto in un'ottica ottimistica.
L'insieme di tutti i miglioramenti materiali ottenuti conseguiti grazie alla scienza, lasciavano presagire l'arrivo di un éra di benessere di cui avrebbero potuto godere tutti: un éra senza guerre, malattie, discriminazioni, insomma senza alcun tipo di sofferenza.
Intanto non molto tempo dopo questi trionfi dell'industria moderna, si verificarono le terribili conseguenze dell'imperialismo e delle guerre mondiali che mostrarono l'ingenuità nascosta nel ritenere che il solo avanzamento della tecnologia bastasse a risolvere i problemi dell'umanità.

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