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Il femminicidio - riflessioni


Ogni tanto, i giornali e la televisione danno le stessa notizia: una donna è stata uccisa, non da un ladro che la voleva derubare o da un pirata della strada, ma in modo barbaro dall’uomo con cui viveva oppure dal padre, dal fratello maggiore, da un suo ex. Il fatto è molto più grave di un omicidio qualsiasi perché significa che l’assassino ha fatto una vittima con un proposito preciso: una donna
Il femminicidio è la massima forma di violenza nei confronti della donna: è il punto di arrivo che parte da situazioni diverse, stalking, percosse, segregazione, violenza sessuale, stupri, privazione di libertà in generale.
Il colpevole del delitto si ritiene superiore perché sentendosi più forte, vuole imporre la propria volontà con la forza e non è capace di riflettere, di discutere e di utilizzare la ragione. Ritiene giusto punire la donna, che considera inferiore, uccidendola o lasciarla in vita, ma sfregiandola per sempre. Le cause del femminicidio, ma anche di violenza in genere, possono essere diverse: la più frequente è la gelosia. L'uomo comincia a sospettare della fedeltà della moglie (ma lui magari non è fedele), la minaccia, la picchia e, nei casi estremi, sempre più frequenti, le toglie la vita. Questa motivazione non ha senso
A volte anche problemi economici della famiglia possono causare una forma di violenza all’interno delle mura domestiche. Se l’uomo perde il lavoro,si sente sconfitto, sminuito nel ruolo che la società gli attribuisce da sempre e se, fragile dal punto di vista psicologico, le sue razioni possono essere violente. Anche il divorzio può fare saltare i nervi degli uomini più violenti: oltre a perdere la compagna, perdono i figli: la loro reazione può diventare incontrollabile. Vedendosi privati dei propri beni, e magari anche dei figli, essi reagiscono con le mani fino al gesto estremo.
Molto frequente è il caso di femminicidio nelle famiglie mussulmane più tradizionali dove il padre, con l’accordo della madre, non accetta che la figlia viva secondo il modo occidentale, che faccia le proprie scelte liberamente, e decide di ucciderla come punizione, aiutato dal figlio maggiore. Si dice che la donna deve essere protetta, ma da che cosa deve essere protetta se è l’uomo il primo a privarla di ogni libertà come la libertà di vivere?
Il problema è presente in tutte le parti del mondo, ma è più frequente nella fascia di popolazione che non è istruita e più povera e che si trova in una situazione di disagio, per cui è in questo ambito che si deve intervenire.
Lo Stato interviene con leggi sempre più severe nei confronti dei colpevoli; per esempio, ultimamente è stata approvata anche la legge chiamata revenge porn che punisce coloro che fanno circolare su Internet foto intime della propria compagna senza il suo consenso e con lo scopo di ricattarla o di ottenere quello che egli non ha ottenuto in modo civile. Anche se questo non è un femminicidio vero e proprio, esso può portare alla distruzione psicologica della donna a tal punto da costringerla a pensare al suicidio. Esistono anche tante iniziative che hanno lo scopo di sensibilizzare gli uomini e l’opinione pubblica in generale: intitolazione di strade solo a personaggi femminili, collocazione negli spazi pubblici di panchine dipinte di rosso, perché il rosso è il colore del sangue e quindi della violenza, oppure degli incontri con esperti nelle scuole o manifesti pubblicitari. Anche la televisione ogni tanto trasmette dei documentari che fanno riflettere sul problema.
Tuttavia, tutti questi sforzi non sono sufficienti, perché il numero dei femminicidi è in aumento. La violenza di genere in tutti i suoi aspetti, deve essere combattuta prima di tutto contrastando la mentalità maschilista che considera la donna inferiore ed educando all’idea che tutti abbiamo gli stessi diritti e che la differenza di genere non esiste. Nelle coppie poco istruite, alla donna viene imposto un ruolo ben precisa che è quello di sempre: curare la casa, partorire e allevare i figli e comunque, se ha un lavoro, essa deve restare inferiore e sottoposta alla volontà del compagno. Si tratta di uno stereotipo che purtroppo non è presente solo fra le persone anziane, ma anche fra qualche giovane. Questo luogo comune deve essere combattuto e può essere vinto soltanto con l’ istruzione in modo da far capire la necessità del rispetto dell’altro e l’uguaglianza dei diritti, soprattutto della libertà che un diritto inviolabile e imprescrittibile. Occorre anche convincersi che, nella società, il ruolo dell’uomo e della donna sono complementari e nessuno dei due deve prevalere sull’altro, nemmeno col la violenza. Invece, l’uomo senza istruzione, non è capace di adoperare il ragione per risolvere un problema di coppia e tende a fare solo affidamento sulla sua forza. La violenza non aiuta, ma distrugge la società.
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