1915-2015

Centenario della nascita di Albert Einstein –Cent’anni fa un ribelle pieno di contraddizioni ci insegnò a pensare da uomini liberi.
Diede un volto più umano alla scienza.

Albert Einstein (1879-1955). Quest’anno si celebra, oltre al sessantesimo della morte, il centenario della sua più bella scoperta: la relatività generale. Non è facile riassumere quanto Einstein ha compreso sulla Natura, perché non si tratta di un solo risultato, ma di un insieme vasto e articolato di scoperte, che si possono suddividere in cinque gruppi, e ciascuna di esse ha cambiato la visione del mondo, ciascuna rappresenta una colonna portante del’attuale comprensione della Natura.
Il primo risultato di Einstein è la dimostrazione finale che la materia ha una struttura granulare: il mondo è fatto di atomi. L’idea è antica, ma fino ad Einstein l’esistenza reale degli atomi restava un’ipotesi messa in dubbio. In un articolo, scritto a venticinque anni, Einstein parte da un fenomeno fisico, il movimento tremolante dei granelli di polvere immersi nell’acqua, e calcola le dimensioni degli atomi a partire dal tremolio, mostrando che questo è l’effetto degli urti sul granello delle singole molecole d’acqua.
Il secondo grande risultato di Einstein (quello per il quale ha ricevuto il Nobel), è la scoperta dei fotoni, cioè del fatto che anche la luce è fatta di granelli, di “atomi di luce”. Anche in questo caso Einstein parte da un effetto fisico, l’effetto fotoelettrico: quando la luce cade su certi metalli produce una piccola corrente. Analizzando il dettaglio in cui questo avviene, Einstein deduce che la luce è fatta di “palline di luce”. L’importanza di questa scoperta è stata capitale per la fisica moderna, perché si tratta del passo chiave verso la meccanica quantistica, la teoria che oggi descrive la relazione fra gli aspetti corpuscolari e ondulatori della realtà, e che è la base della fisica atomica, nucleare, e di gran parte della tecnologia recente, come i computer.
Il terzo grande passo di Einstein è stato l’inizio dello studio della struttura a larga scala dell’universo visibile. E’ il lavoro che fonda la cosmologia moderna, oggi uno dei settori della scienza più in rapida crescita.
Il quarto risultato è il più grande, quello che stiamo celebrando quest’anno: la teoria della relatività generale. La teoria spiega l’origine della forza di gravità di Newton, e al tempo stesso la corregge. La forza fra masse distanti immaginata da Newton è ora spiegata come un effetto dell’incurvarsi dello spazio e del tempo. Spazio e tempo sono come un foglio di gomma che si può piegare e tirare, e questo piegarsi è il motivo per cui cadono gli oggetti sulla terra, per cui la luna orbita intorno alla terra e i pianeti attorno al sole. Le conseguenze della teoria sono molte e sono poi state tutte verificate negli anni seguenti: l’esistenza dei buchi neri, il rallentamento del tempo vicino ad una massa, se si vive in montagna si invecchia un pò più in fretta che se si vive al mare, il fatto che l’universo che vediamo sia emerso da una grande esplosione iniziale, per fare qualche esempio.
Al quinto posto, la teoria della relatività speciale. Einstein comprende che il tempo passa più lento quando si viaggia veloci e che è meglio pensare il mondo come uno “spaziotempo” unitario di quattro dimensioni, anziché considerare separati lo spazio e il tempo.
Eppure pochi scienziati hanno cambiato idea tante volte quanto lui. Idee sbagliate, predizioni sbagliate, equazioni sbagliate, affermazioni su cui lui stesso è tornato indietro, oppure più tardi smentite dai fatti. Oggi sappiamo che esistono i buchi neri. Ce ne sono a milioni solo nella nostra galassia e la loro esistenza è una delle clamorose conseguenze della teoria di Einstein. Ma Einstein non l’aveva capito, e sull’argomento ha scritto lavori sbagliati, sostenendo che cose simili non possono esistere. Anche sull’altra grande conseguenza della sua teoria, l’esistenza delle onde gravitazionali, Einstein si è sbagliato. Ha sostenuto che queste onde non esistono, sbagliando l’interpretazione della sua stessa teoria. Prima di scrivere l’equazione giusta della teoria della relatività generale, il suo grande trionfo, Einstein ha pubblicato una fitta serie di articoli, tutti sbagliati, ciascuno con un’equazione diversa. È arrivato addirittura a pubblicare un lavoro dettagliato e complesso per dimostrare che la teoria non deve avere la simmetria, mentre sarà proprio la simmetria a caratterizzare la teoria giusta.
Ma questa lunga serie di cambiamenti di opinione e di errori non toglie ma, al contrario, insegna, qualcosa di più sull’intelligenza: l’intelligenza che non è intestardirsi sulle proprie opinioni. È essere pronti a cambiarle. Essere pronti a esplorare le idee, accettando il rischio di sbagliare. Per capire il mondo bisogna avere il coraggio di provare le idee, e riadattarle continuamente, per farle funzionare al meglio. “Quelli che non sbagliano mai sono quelli che restano intrappolati in vecchi errori”, sosteneva l’audacia del pensiero, il coraggio di rischiare, il non fidarsi delle idee ricevute, neanche delle proprie. Avere il coraggio di sbagliare, il coraggio di cambiare idea, non una volta ma ripetutamente, per poter trovare.
Ma Albert Einstein è di più della sua grandezza scientifica. Basta guardare le sue idee politiche, pacifiste, i suoi conflitti interiori quando, per fermare Hitler, ha deciso di scrivere a Roosevelt di fare la bomba aprendo il secolo delle guerre nucleari, il suo amore per la musica e per la filosofia, il suo ribellismo, che da ragazzo lo ha portato a detestare e abbandonare la scuola, e da adolescente a perdere tempo per le strade di Pavia, e poi per tutta la vita a vestire e pettinarsi fuori da ogni consuetudine, il suo ateismo, la sua amicizia con Charlie Chaplin, la serenità con la quale ha affrontato la morte, rifiutando di essere curato quando ha saputo di essere malato seriamente.
Tutto questo fa di Albert Einstein, per molti, un punto di riferimento.
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