Tema: Disoccupazione, lavoro nero, lavoro minorile: gravi problemi ancora irrisolti


Malgrado le statistiche ci dicano che gli Italiani sono più ricchi e che negli ultimi anni molte aziende si siano risanate, permane il grosso problema della disoccupazione che, insieme a quello della finanza pubblica, è il più grave neo della nostra economia.
In Italia l’attuale tasso di disoccupazione è del 9-10% circa. Il motivo di questa situazione apparentemente contraddittoria, tra sviluppo produttivo e disoccupazione, è da ricercare proprio nello sforzo di ristrutturazione e di risanamento delle imprese che è andato tutto a scapito dell’occupazione. Capita inoltre che l’offerta di lavoro proviene soprattutto da giovani, mentre le imprese non sempre sono disposte ad assumerli ovvero lo sarebbero, ma a condizioni meno onerose di quelle stabilite. Tutte queste situazioni particolari generano, nel migliore dei casi, il fenomeno di persone che accettano un lavoro inadeguato alle proprie capacità, titolo di studio, qualifica. In molti altri casi, invece, il fenomeno è più grave perché sconfina nel “lavoro nero”, cioè nel lavoro svolto clandestinamente, senza contributi, senza garanzie e quasi sempre mal pagato. Il tipo di lavoro che più facilmente si svolge in “nero” è quello minorile. Riguarda spesso ragazzi ancora in età scolare che difficilmente possono essere sottratti a questa condizione di sfruttamento perché sono le loro stesse famiglie ad aver bisogno anche del misero apporto economico dei figli in giovane età. Naturalmente è nel Mezzogiorno d’Italia che allignano maggiormente queste forme di lavoro marginale e precario perché è lì che c’è la più alta percentuale di disoccupazione.
Il problema della disoccupazione è oggi aggravato anche da un altro fenomeno, quello dell’immigrazione extracomunitaria. Gli immigrati regolarizzati si sono potuti iscrivere alle liste di collocamento, ma è noto che per la maggior parte svolgono un lavoro precario, faticoso, non qualificante, che buona parte degli Italiani non vuole più svolgere.
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