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Le bonifiche

Di tutte le alterazioni cui, in Italia, sono stati sottoposti gli ambienti natura¬li, lottizzazioni, diboscamenti, bonifiche, sono forse queste ultime ad aver trasformato in maniera più profonda e irreversibile l’aspetto del nostro paese.
Vastissime estensioni palustri, stagni costieri, foreste allagate, acquitrini, lagune hanno subito la sorte di esse trasformati, fin dall’epoca romana, in distese coltivate, rigidamente riquadrate e arginate in cui si è perso anche il minimo ricordo del primitivo aspetto. Dei due milioni di ettari di paludi, stagni, maremme, « valli », acquitrini che l’Italia aveva all’inizio dell’epoca storica, sono rimasti oggi solo 150.000 ettari assediati da ogni parte.
Che, in un paese affamato di terra e ricco di bracciantato, fosse un’azione sociale guadagnare terre alle colture, nessuno si sogna oggi di contestarlo; come è parimenti errato voler sottovalutare l’importanza di quei prosciuga¬menti intesi ad arginare la diffusione della malaria: completamente debellata dal 1957 in Italia, essa mietè, nel triennio 1889-1892, ben 16.500 vittime, più di 5.000 all’anno su una popolazione di gran lunga inferiore a quella di oggi.
Ma oggi tali imperativi sociali sono del tutto superati: la tendenza all’abbandono delle campagne è ormai generalizzata in tutta Europa, e, d’altra parte, i recenti studi ecologici hanno offerto una visione molto diversa dell’importanza degli ambienti umidi sotto diversi punti di vista. Nessun’altra zona è così indispensabile allo studio dell’ecologia applicata quanto questo strano miscuglio tra acqua e suolo, tra acqua dolce e acqua salata, ricchissima, proprio per queste sue qualità, di flora e di fauna.
Nelle calme e tepide acque delle lagune e degli stagni costieri, vivificate dal moto delle maree, si danno convegno un gran numero di specie animali: microrganismi, molluschi, crostacei, pesci. I pesci vi trovano un ambiente ideale, vi sono stagni attrezzati a peschiera che danno una produzione annuale di circa 600 kg di pesce all’ettaro. Infine, per gli uccelli acquatici che nidificano nelle tundre del nord europeo, stagni e lagune che si trovano lungo le vie di migrazione sono luoghi ideali di sosta e di alimentazione. Immaginiamoci perciò quali vantaggi tali ambienti rivestano nei confronti del turismo: paesag¬gi intatti e ariosi, ricchezza di fauna e di flora, specchi d’acqua per canottag¬gio, caccia, pesca, osservazione della natura.
Eppure queste autentiche meraviglie vengono ancora vandalicamente distrutte. Sono stati prosciugati, in questi ultimi cinquant’anni: 33.000 ettari in provincia di Ferrara, altre migliaia di ettari nel Delta Padano, 85.000 nel¬l’estuario veneto, 70.000 nelle Paludi Pontine, 85.000 nel Tavoliere delle Puglie, altri in Maremma, Sardegna, Sicilia. E, oggi, in piena era industriale, si continuano a prosciugare, al costo di 2-3 milioni l’ettaro, stagni e lagune, per ottenere, al posto di ricche produzioni di pesce e selvaggina, poche decine di quintali di grano che è oggi, nell’ambito del Mercato Comune, assurdo coltivare in Italia. Inoltre si perdono paesaggi affascinanti, importanti occa¬sioni turistiche, aree per il tempo libero di cui si sente l’esigenza. Ed è per questo che si identificano in tutto il mondo le azioni volte a preservare tali ambienti.
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