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Un viaggio per la vita, saggio breve


Ogni giorno è sempre più frequente sentire notizie di sbarchi clandestini che avvengono nei porti delle città siciliane, in particolar modo ad Augusta, Portopalo e Lampedusa. Quotidianamente aumenta il numero di persone che scappano dai loro Paesi e giungono in Italia, nel tentativo di trovare un rifugio sicuro. Essi fuggono dagli Stati in cui vivono perchè lì non hanno il diritto alla libertà, all’opinione e spesso purtroppo nemmeno alla vita. Questi individui sono infatti terrorizzati dalla violenza dei conflitti che imperversano in quei territori, dove non hanno nemmeno la possibilità di lavorare e di garantire un futuro ai propri figli. Come scrive M. Napoli in un articolo sulle Questioni di diritto al lavoro, il fenomeno dell’immigrazione è cominciato in Italia negli anni sessanta, ma si è affermato nella prima metà degli anni ottanta, durante la quale vennero aperte le frontiere turistiche e ciò favorì il flusso migratorio e la successiva permanenza illegale degli immigrati. Essi riuscirono a stabilirsi nell’Italia meridionale perchè i giovani italiani rifiutavano i lavori più umili quali l’agricoltura, la pesca e il commercio ambulante, che rappresentavano invece un buon impiego per i profughi.
Con il passare del tempo, il fenomeno dell’immigrazione è aumentato esponenzialmente, infatti al giorno d’oggi sono migliaia gli immigrati presenti nel territorio italiano. SI tratta di persone che affrontano viaggi in condizioni estreme rischiando spesso la vita e giungono in Italia nella speranza di ottenere protezione, sicurezza e un lavoro, ma spesso essi vengono rinviati nei Paesi da cui hanno tentato di scappare mettendo a rischio la propria vita. Questo avviene, da un lato perchè lo Stato non riesce a mantenere da solo questa moltitudine di gente in cerca di assistenza, ma dall’altro perché c’è un rifiuto generale di accettare questi estranei che vengono considerati “diversi” e talvolta pericolosi. Infatti, l’aumento dei profughi nel territorio degenera spesso in situazioni di razzismo e crea disordini nei centri di accoglienza.
Ci rifiutiamo di accettare la presenza degli immigrati nel nostro Paese, ma spesso dimentichiamo che fino a pochi decenni fa eravamo noi stessi a fuggire dall’Italia, spinti dalla necessità di ricercare condizioni di vita migliori.
Come afferma E. Ciccotti, l’emigrazione è uno dei fenomeni più significativi che interessa l’Italia meridionale. Esso ha avuto inizio alla fine dell’ottocento in maniera moderata, ma con il passare del tempo si è intensificato notevolmente. Moltissime persone sono state indotte a lasciare il territorio a causa dell’arretratezza economica provocata dalle tasse troppo alte, dalle crisi agrarie e dai sistemi agricoli che erano regrediti dato che vigeva ancora la condizione feudale.
Gli emigrati erano perlopiù contadini e agricoltori che sceglievano di fuggire per via delle condizioni estreme in cui erano costretti a vivere. Come afferma C. Levi, essi, non avendo mai viaggiato, non conoscevano il territorio, così non si spostavano nelle città più progredite del Paese, come ad esempio Roma o Napoli, ma emigravano direttamente a New York, dove speravano di arricchirsi e di avere una vita migliore. Molti di loro rimanevano in America, conducendo però una vita isolata, senza riuscire ad integrarsi nella comunità di cui facevano parte, mentre altri tornavano in Italia dopo molto tempo senza essere cambiati minimamente, riacquistando in poco tempo le vecchie abitudini e ricadendo in quel circolo vizioso che li assorbiva e li riconduceva alla misera vita di prima.
Secondo me per tentare di risolvere il problema dell’immigrazione, è necessario risalire alle cause che spingono gli abitanti di un territorio ad abbandonare il Paese in cui vivono. Basti pensare ad esempio alle condizioni estreme in cui si trovavano gli italiani alla fine dell’ottocento e a quelle in cui sono costrette a vivere le persone che oggi emigrano dall’Africa, dalla Libia o dalla Siria, dove ogni giorno migliaia di civili perdono la vita a causa dei conflitti che hanno luogo in questi Paesi. Queste ragioni sembrano più che sufficienti per giustificare il fenomeno dell’emigrazione, però spesso gli stati in cui i profughi tentano di rifugiarsi non sono disposti ad accoglierli. A parer mio questo accade perchè le persone spesso non si soffermano a riflettere su ciò che causa l’emigrazione. Sono convinto che per ridurre il problema dell’immigrazione innanzitutto bisognerebbe cercare di porre fine ai conflitti che avvengono in Africa e nei territori orientali mediante la collaborazione di tutti gli Stati. Inoltre penso che dovrebbe essere compito di tutti i Paesi che hanno la possibilità di offrire un aiuto concreto, accogliere e assistere coloro che cercano rifugio e protezione, perchè dietro ogni immigrato c’è una persona che soffre e che porta con sè una storia di dolore e privazioni ed è dovere di tutti tentare di migliorare le loro condizioni di vita.
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