Alla ricerca della propria identità


Che uomo enigmatico, lo straniero.
Chi è? Cosa vuole? Perché è qui?
E' forse qualcuno di cui bisogna aver paura? O, al contrario, è una persona che ha diritto al nostro aiuto?
Ognuno di noi è impegnato in una continua lotta spirituale nella ricerca di una risposta a quest'ultima domanda. Cosa bisogna fare di fronte ad uno straniero?
La Bibbia insegna che, aiutando lo straniero, l'orfano, la vedova, Dio benedirà l'opera compiuta dalle nostre mani. Ma non tutti posseggono questo coraggio.
Davanti allo straniero, il nostro comportamento è ostile, diffidente, vorremmo quasi che tornasse da dove è venuto. Un comportamento apparentemente normale: gli uomini tutti hanno paura di qualunque cosa sia estranea al loro mondo quotidiano.
Diffidiamo da coloro che ci appaiono diversi e abbiamo paura di chi vuole cambiare i nostri modi di fare e di vivere.
Sin dalle epoche più remote, l'uomo ha dovuto affrontare l'esperienza del confronto con i vari gruppi etnici, tra ammirazione e rifiuto nei confronti del diverso.
In ambito artistico e letterario, la figura dello straniero, del pellegrino, del viaggiatore, è sempre stata presente.
Alcuni sono presenti in diverse opere storiche, come per esempio nell'Odissea e in modo particolare, durante l'episodio del naufragio di Ulisse nella terra dei Feaci: sull'isola, le ancelle della principessa Nausicaa fuggono terrorizzate alla vista di quest'uomo a loro estraneo, che appare all'improvviso.
Lo straniero è quindi da sempre il termine di paragone di ciascun popolo.
Ognuno di noi è lo straniero di qualcun'altro, perchè essere straniero è una condizione esistenziale di chi viene a contatto con una società diversa da quella di appartenenza.
A questo punto possiamo senz'altro affermare che siamo tutti degli stranieri agli occhi di chi non ci conosce.
Naturalmente, col passare del tempo, la visione di questa figura è cambiata notevolmente: egli viene accolto e non più visto come una minaccia o come un essere inferiore.
Questo è stato possibile solo grazie al confronto con il diverso, perché è da esso che nasce il rispetto reciproco e la disponibilità verso l'altro. Le differenza vanno accettate e rappresentano anche un valore da diffondere.
A parlare dello straniero è anche Walt Whitman, che nella sua poesia "Ate" recitae"Straniero, se passando m'incontri e volessi parlarmi, perché non dovresti farlo? E perché non dovrei parlare io a te?"
Riflettendo approfonditamente sul atteggiamento dell'uomo, salta subito all'occhio il suo comportamento spronato da pregiudizi.
Il vero nemico non è lo straniero, ma bensì il nostro orgoglio, io nostro egoismo e finchè saranno presenti nell'uomo, lo straniero non diventerà mai un nostro pari e mai potremo dire di averlo accettato e amato come un fratello, come un amico.

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