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Saggio breve: "Il gioco ludopatico: cause e conseguenze"


Il gioco d’azzardo è una piaga sociale presente in molti Stati del mondo, ma in modo particolare in Italia, che si posiziona prima in Europa per numero di giocatori e spesa pro-capite, che nel 2016 ha raggiunto i 95 miliardi di Euro, ovvero circa tremila euro al secondo. Rispetto al mondo, invece, è terza, seguita da Stati Uniti e Cina. La spesa a persona è di circa cinquecento euro. È quindi facilmente intuibile quale sia l’enorme giro di soldi che circola dietro il gioco d’azzardo, passando dalle VLT al Gratta & Vinci, dalle scommesse al Lotto. Milioni e milioni di persone sono coinvolte in questa “attività ludica”, che trascina dietro di sé una serie di conseguenze gravi, che vanno dalla contrazione di debiti all’insorgere di situazioni patologiche.
Ma che cosa spinge le persone a spendere migliaia di Euro in poche ore senza accorgersi di niente? I motivi che le portano a giocare sono molti e vari. Alcuni lo fanno per semplice noia. Non sapendo come impegnare il tempo libero si danno al gioco d’azzardo, spesso online, che è molto veloce e sempre a disposizione. Oppure diverse persone acquistano un Gratta & Vinci mentre bevono un caffè al bar o attendono un amico. Tutte possibilità di gioco che, data la loro semplicità e velocità di utilizzo, necessitano di pochi passaggi e poco tempo per essere consumati. Chi gioca d’azzardo non sempre conosce i rischi che ne possono derivare e, perciò, non sa a cosa va incontro, iniziando anche solo per semplice curiosità o svago. Successivamente, però, può accadere che lo si faccia costantemente, trasformandosi in una vera e propria dipendenza, difficile da curare. L’ignoranza della rischiosità del suo uso è, quindi, a sua volta pericolosa, perché non ci salvaguarda dall’iniziare a praticarlo. Invece, altre persone, spesso giovani, provano il gioco d’azzardo solo per le sensazioni positive che derivano da piccole vincite, oppure per l’adrenalina che sale nell’attesa di scoprire i numeri vincenti. Il Lotto istantaneo ha la caratteristica di scoprire sul momento se si vince oppure no e, quindi, provoca un forte sentimento di euforia, un’esplosione di emozioni che possono far provare piacere al giocatore. Ma sono le scommesse quelle che più provocano stati d’animo intensi e prolungati. Si pensi ad una corsa di cavalli della durata di poche decine di secondi, tempo in cui gli scommettitori urlano, fino a quando non finisce la gara, come fossero in preda a dolori o mostri. E sono questi pochi secondi che divertono ed emozionano i giocatori, ma che fanno anche perdere loro la testa. Tutte condizioni che suscitano nell’uomo quel senso di euforia dato dall’adrenalina, che li inebria e fa loro provare piacere. Le piccole vincite in particolare li emozionano, illudendoli di aver guadagnato del denaro. Purtroppo la causa principale che spinge le persone a giocare è il bisogno di soldi. La speranza di vincere fa loro provare questa esperienza, intrappolandoli spesso in modo irreversibile. Infatti, è la fascia medio bassa della società che conta più giocatori: poveri, indigenti e disoccupati. Persone bisognose di denaro che vedono nel gioco d’azzardo una strada semplice e veloce, ignorandone i pericoli. Disperati dalla loro condizione vengono illuse da pubblicità e false promesse di vincite, cadendo così in un vortice che li porta letteralmente alla fine.
Il gioco d’azzardo è pericoloso proprio a causa delle conseguenze catastrofiche che ne derivano da un suo uso smodato e senza controllo. La perdita di controllo è il punto chiave su cui si concentra tutto ciò che deriva dal giocare d’azzardo. Innanzitutto si perde il controllo del gioco. Ed è a questo punto che si parla di ludopatia. Il giocatore a un certo punto non riesce a staccarsi più dalla macchina, cadendo in quel precipizio che lo porterà inesorabilmente sempre più in basso, precipizio che molto spesso è senza vie d’uscita o di ritorno. Il giocatore si crea un suo universo, nel quale esistono lui e la macchina. Nient’altro. Nella sua testa l’unico scopo è giocare, continuare a giocare. Di conseguenza perde il controllo del suo corpo, delle sue emozioni e dei suoi pensieri, non riuscendo più a riprendere in mano la realtà. Tutto ciò accompagnato dalla perdita della cognizione del tempo. Ormai il suo orologio biologico è rallentato, se non fermato. Il tempo attorno lui è come se si fosse bloccato e non è più in grado di riconoscere il suo scorrere. Questo anche perché non gli è possibile. Infatti, nella realtà, il giocatore e le slot-machine sono spesso confinati in stanze buie e nascoste, senza aperture verso l’esterno, ma con solo luci dai forti colori, che hanno lo scopo di creare l’atmosfera per favorire l’immersione della persona nel gioco. Molto spesso, inoltre, queste stanze non hanno neanche orologi. Così il giocatore non ha nessuna punto di riferimento, più o meno evidente, che gli permetta di rendersi conto del tempo che scorre. In questo modo egli è in grado anche di rimanere ore e ore immerso nella sua dimensione, dimenticandosi totalmente dell’esistenza del tempo stesso. Solamente le imperfezioni biologiche della macchina umana lo potrebbero riportare alla realtà, ma come il cervello accenna un minimo segnale di stanchezza, ecco che il giocatore è pronto anche ad assumere sostanze “dopanti” per mantenere l’attenzione. E da qui si incorre nella tossicodipendenza, altra grave causa del lento declino dello stato della persona giocante. Queste sostanze gli permettono di passare molto altro tempo sulle slot machine, senza dover smettere a causa della natura fisiologica del nostro stesso corpo. Il gioco d’azzardo è inesorabilmente anche perdita di denaro. Tutto il gioco stesso si incentra su di esso. Ingenti quantità di soldi vengono sperperate e chi frequenta l’azzardo, a causa della perdita di controllo sul tempo e sulla realtà, non riconosce più neanche le somme spese. Si incorre così in debiti, che concorrono nel logorare ancora di più il giocatore. In modo particolare, il gioco d’azzardo lavora sul fatto di concedere alla persona di vincere piccole quantità di denaro, invogliandolo a giocarle nuovamente. In questo modo la perdita di denaro si accelera e non accenna a fermarsi prima della fine delle scorte. Una volta finite, si innesca un meccanismo in cui il giocatore sente il bisogno di trovare denaro. Così, da questa ricerca, si scaturisce una serie di altre conseguenze, di altri danni. La persona, non in grado di trovare soldi, cade in uno stato di forte depressione oppure alcuni trovano soluzione nella criminalità, compiendo qualsiasi tipo di reato pur di riuscire a racimolare qualcosa. Inoltre, il giocatore subisce altri danni sul piano relazionale. Infatti, accade spesso che si perdano gli affetti familiari. La completa immersione nel gioco fa passare in secondo piano, se non terzo, l’importanza della famiglia, che, nonostante abbia o non abbia lottato per aiutare il proprio caro in difficoltà, finisce comunque nell’avere un ruolo marginale nella vita personale di quest’ultimo. Il giocatore così si isola. Le relazioni sociali e affettive svaniscono. Egli non si sente più parte della società, ma solo del suo mondo atemporale, dove la macchina parassitaria lo sgretola pian piano in monetine da giocare. La debolezza fisica e psicologia dei giocatori li induce spesso anche al suicidio, punto in cui la dipendenza termina definitivamente, insieme alla vita.
Ma lo Stato che ruolo gioca? Esso percepisce otto miliardi di Euro dei soldi spesi dai giocatori. Sembra essere una cifra esorbitante, ed effettivamente lo è, ma se si pensa all’intera somma di denaro spesa, essa rappresenta appena il 10%. Infatti, è la criminalità organizzata che detiene il controllo del gioco d’azzardo in diverse regioni italiane. La Lombardia è la regione con il maggior numero di gruppi criminali che controllano il gioco illegale, pari circa a quarantanove. Sono escluse solamente la Sardegna e il Trentino-Alto Adige. Si tratta di un giro di riciclaggio di denaro, che sicuramente eguaglia cifre miliardarie. Lo Stato, però, deve anche sostenere le spese per curare i ludopatici. Si stima infatti che l’assistenza per un anno di un malato sia di trentottomila Euro, che moltiplicando per gli ottocentomila casi patologici, si arriva a cifre esorbitanti.
È evidente, come da qualsiasi aspetto lo si guardi, che il gioco d’azzardo è una piaga sociale. Non a caso sono molte le associazioni a favore della sua abolizione e sono sempre di più i centri di recupero per i dipendenti dal gioco. Nelle scuole vengono spesso attivati progetti per sensibilizzare i ragazzi in età adolescenziale riguardo quest’argomento, mostrando loro rischi, pericoli, danni. Ad ogni modo i casi di patologia aumentano costantemente. Il gioco d’azzardo, inoltre, non dà benefici neanche allo Stato, ma concorre nel logorare lui e i suoi cittadini. Lo si può definire come un vero e proprio parassita, che, però, non accenna ad arrestarsi.

Apparato bibliografico
1.Secondo le stime 30 milioni di italiani si concedono ogni anno almeno una volta il gusto nell’azzardo legale (da La Stampa, 03 gennaio 2017)
2.Marco Menduni, “Il gioco d’azzardo strega gli italiani. Business record da 95 miliardi”, in La Stampa, 03 gennaio 2017
3.Secondo i dati Eurispes 2005 giocano il 47% degli indigenti, il 56% del ceto medio-basso, il 66% dei disoccupati, dal Testo D della Prova INVALSI di Italiano A.S. 2012/2013
4. Patologia ufficialmente riconosciuta che raccoglie tutti coloro che sono affetti da un incontrollabile frequentazione del gioco d’azzardo. L’Italia l’ha considerata tale con 32 anni di ritardo rispetto agli altri Paesi.
5.Sistema definito dal prof. Dotti come “meccanismo di rinforzo”, modalità che impedisce a chi gioca di staccarsi dalla macchina, dal momento che si nutre la speranza di vincere somme maggiori utilizzando i pochi soldi appena “guadagnati”. Si entra, cioè, in un circolo vizioso, dove tu dai alla macchina cento, lei ti ridà cinquanta e tu, contento di aver vinto, ma allo stesso tempo desideroso di vincere di più, ridai alla macchina altri centocinquanta, ma anche mille, duemila.
6.Un esempio è l’associazione FUORIDALGIOCO che offre aiuto ai dipendenti dal gioco d’azzardo.
7”Esso percepisce … Adige”, Daniele Poto, “Azzardopoli”, dal sito della Rai

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