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Era 2.0: Sono davvero tutti “aggeggi infernali”??


L’adolescenza è un’età in cui, alla crescita fisiologica, si accompagnano stati d’animo contraddittori: il desiderio di fare nuove esperienze e la volontà di crearsi una propria identità al di là delle passioni stereotipate, ma anche l’insicurezza e il timore di affrontare le difficoltà della vita. Spesso, i giovani pensano di risolvere i loro problemi chiudendosi in se stessi e cercando un angolo dove niente e nessuno potrà mai disturbarli. Questo isolamento sembra a volte indispensabile per chiudere la porta al mondo e non farsi raggiungere da ciò che può ferire; il mondo dell’informatica risulta così essere adattissimo allo scopo. Nonostante infatti sia anche uno svago, esso diventa soprattutto una distrazione che allontana gli adolescenti dai problemi quotidiani. A volte però questo strumento si rivela la più terribile delle trappole. I TG, spessissimo, riportano notizie terrificanti sulla sorte di giovani che attratti da parole di conforto su di una chat diventano facili prede di malintenzionati. Ma non per questo bisogna puntare il dito contro e giudicare “aggeggi infernali” queste tecnologie, basta - come diceva Lucio Dalla - stare un po' attenti. Infatti, le innovazioni tecnologiche hanno modificato radicalmente il nostro stile di vita: oggi viviamo nella cosiddetta "era 2.0", fatta di sms, mms, wap, gprs e altre single che, per alcuni, non significheranno nulla, ma che ci consentono di comunicare con tutti in pochi istanti, di ricevere notizie in tempo reale e avere così il mondo dietro l'angolo, tutto a portata di un click. Ed è così, quindi, che le vecchie enciclopedie restano lì a prender polvere, le radio diventano obsolete e persino la cara macchina da scrivere si rifugia in soffitta. Altro che ottanta giorni: servono, infatti, circa dieci secondi per girare il mondo o tornare indietro nel tempo. E allora a cosa serve più la carta, se si può leggere e scrivere al computer? A cosa servono più le cartine stradali se tutti hanno il navigatore satellitare? A niente. Oramai persino fare gli auguri di compleanno ad una persona ha perso valore. Ricordo che mia nonna, all'epoca in cui a stento si aveva il telefono in casa, segnava su di un foglio tutte le persone che si erano ricordate di passare a casa a farle gli auguri, per poter poi ricambiare. Immagino cosa penserebbe adesso che è una macchina a ricordarci quando sono nati tutti quelli che conosciamo e a raccomandarci di far loro gli auguri.

Oltre il modo di vivere poi, è cambiato anche il linguaggio: i giovani, infatti, trascorrendo gran parte del loro tempo inviando messaggi sempre più ricchi di abbreviazioni e parole grammaticali scorrette, contribuiscono al declino della lingua italiana, ed è proprio questo fenomeno che spinge l’opinione pubblica a ritenere dannosi gli apparecchi di telefonia mobile, le chat e tutti i servizi di messaggistica istantanea. Servizi che però, secondo i giovani, eliminano i problemi tipici dei rapporti diretti, come la timidezza, l'ansia, il non poter sviare il discorso.. Perché si sa, la chat non arrossisce e, anche se di possono esprimere emozioni tramite immagini ed emoticon, è molto più facile mascherare i propri sentimenti scrivendo piuttosto che guardando negli occhi un'altra persona. Ma siamo davvero sicuri che interrompere il contatto visivo sia una cosa così positiva?? Che il non far trasparire emozioni e sentimenti faccia davvero bene?? Come si dice, rimetto a chi ne fa uso più di me "l'ardua sentenza" e nonostante tutto spezzo anch'io una lancia in favore del web e degli amati/odiati Social Network. Infatti, pur essendo vero che tutte queste piattaforme sociali allontanano i giovani dalla vita reale a rubano loro tempo prezioso che potrebbe essere usato per uscire all'aria aperta o, facendo contenti gli adulti, per studiare, credo che esse permettano loro di imparare, di conoscere persone che abitano dall'altra parte del mondo e anche di maturare una coscienza e un pensiero critico tale da renderli forti alle intemperie che riserva loro il futuro.
Le innovazioni tecnologiche hanno, quindi, aspetti sia positivi che negativi, come del resto, tutto ciò che fa parte della nostra vita. Bisogna però saperne cogliere i lati migliori, sfruttarle per accrescere il proprio bagaglio culturale, migliorare i rapporti interpersonali, o crearne di nuovi. Ma non bisogna subirle in modo passivo o, addirittura, come sta succedendo nell'ultimo decennio, diventarne dipendenti. Solo quando avremmo imparato questo, infatti, potremo affermare che la società del mondo in cui viviamo sta davvero andando avanti e non è invece "in coma", tenuta in vita dalle macchine.

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