L'arte del donare


Esiste ancora oggi, il dono? Ma soprattutto, che cosa intendiamo oggi per "dono"?
C'è una storia, che parla di un giovane ragazzo incuriosita dal dono del padre delle sue vicine, proprio per queste ultime: il giovane dunque, facendosi coraggio, entrò in casa loro e vi scoprì, nascosto tra calde coperte in camera da letto, un dolce bambino appena nato e dagli occhi vivaci.
Eccolo, il dono del padre per le sue bambine: il loro primo fratellino, nato in una notte stellata, il giorno di Natale.
In questo piccolo racconto intitolato "Il dono di Natale" di Grazia Deledda, il significato del dono è inteso come un atto estremo per il quale un uomo e una donna trovano valide ragioni per decidere di donare la vita.
E' giusto ritenere, dunque, che sia questa la forma massima di dono. Donare la vita a qualcun'altro, dando un senso alla propria esistenza.
Ma il verbo donare ha varie sfaccettature e sfumature, come la vista stessa, e nonostante ciò, l'uomo fa ancora fatica ad apprendere l'arte del dono.
Enzo Bianchi descrive la nostra società come "segnata da un accentuato individualismo e caratterizzata a tratti da narcisismo, egoismo ed egolatria."
Impossibile non trovarsi d'accordo con questa affermazione così realista, che descrive appieno questo mondo moderno.
Un'azione giusta, infatti, sarebbe prestare attenzione al gesto del dono come atto, autentico e puro, di umanità. Ma di tutto ciò quasi nessuno ne è più capace, poiché nella volontà di donare si cela anche una volontà di rinuncia.
Ed è proprio questa rinuncia che non tutti accettano.
A tal proposito, M. Anspach spiega come difficilmente l'uomo possa diventare una persona generosa da solo: la generosità è una cosa che si impara.
Ponendoci in accordo con questa affermazione, possiamo pertanto dire che i veri generosi sono coloro che donano silenziosamente, urlando la loro presenza e identificandosi nel dono.
Donare è una vera e propria arte: il dono è un'offerta che va al di là del gesto, oltre i limiti dell'egoismo individuale e che si accetta di fare senza chiedersi alcun perché, ma solo per la semplice gioia di aver aiutato qualcuno.
Ai giorni moderni, la situazione non è delle migliori: i verbi donare e dare vengono spesso confusi tra di loro, e ciò comporta rischi di ogni genere.
Per esempio, cosa c'è di peggio del donare la propria fiducia per poi essere traditi? Il dono della parola è una promessa, e come tale, non va infranta.
In questo continuo donare e ricevere vi sono le basi dell'amore e della fratellanza, che richiedono una perseveranza continua.
Potremmo dunque concludere che donare necessita di una volontà e di ragioni vere e presenti...ma il nostro cuore non sempre saprà riconoscerle e fingerà di non sentire il richiamo del dono.
Herman Hesse conferma questa tesi, dicendo "si debba coltivare l'art del donare anche le cose più belle che ci sono vicine ed abituali, poiché è ad esse che riserveremo amore e venerazione da lontano."
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