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Saggio breve: Il boom economico e il suo conto in ritardo


Siamo al giorno d’oggi attanagliati da qualcosa che ci ha cominciato a divorare circa 50 anni fa: il consumismo. Il materialismo ci sta soffocando spingendoci a comprare, comprare e comprare e come dice la scrittrice inglese Sophie Kinsella nel suo romanzo “I love shopping”: “… per resistere occorre la forza di un elefante”. Tutto ebbe inizio nel 1958, come ci riporta (ci fa sapere) un articolo di Giorgio Boatti pubblicato su “il venerdì di Repubblica”, quando l’industria italiana sorpassò l’agricoltura con i suoi più numerosi lavoratori. Questo determinò una migrazione interna mai vista prima che portò un italiano su due ad abbandonare la campagna per trasferirsi in città. l’Italia stava vivendo il suo boom economico e il consumismo cominciava la sua scalata al potere. Come apprendiamo ancora da Giorgio Boatti nel suo articolo “C’eravamo tanto amati”, Milano era la capitale di questa boom e circa metà delle società per azioni operavano tra i navigli e il Duomo, i supermercati di Milano superavano per numero quelli di Parigi e quasi tutti avevano una tv in casa grazie alla salita dei salari e dei consumi.
Questo boom ha portato benefici ma anche vizi, la televisione ne è un esempio, ha portato anche elettrodomestici di cui non si può più fare a meno, crisi o meno, la lavatrice e il frigorifero. Ci siamo così abituati a spendere e spandere, a circondarci di cose molte volte futili o superflue e abbiamo un po’ perso il senso dell’essenziale e della semplicità. Ora invece questi due termini suonano più famigliare alle famiglie italiane perché il grande boom, inarrestabile e veloce, ci ha portato un crash, una crisi economica tra le peggiori della storia. Ci siamo cosi ritrovati in difficoltà, debiti, molti sacrifici da fare e nessuna salita all’orizzonte. Sempre Sophie Kinsella nel romanzo “I love shopping” ci fa riflettere quando scrive: “… se ci pensate bene, quanto denaro sprechiamo ogni giorno?”.
Così la crisi ci costringe a fermarci e riflettere sull’essenziale e il superfluo e ben ce ne accorgiamo leggendo qualche dato di un censimento a cura di Confcommercio ad Eurispes effettuato nel 2012, “sintesi indagine conoscitiva sulla condizione dei giovani in Italia”. In questo interessante documento possiamo notare che in soli due anni, dal 2010 al 2012, dal 29% siamo passati al 59% di adolescenti che riferiscono di una maggiore attenzione sulle spese della famiglia, con tagli che vanno dai divertimenti alle uscite, alle vacanze fino ai beni di prima necessità come quelli alimentari. Anche i più piccoli sedicenni riferiscono di questa attenzione alle spese, dove anche loro contribuiscono tagliando le spese per le uscite, i vestiti e le nuove tecnologie come i cellulari.
È chiaro dunque come il boom economico che tanto ci piaceva ci ha ora portato il suo conto e noi non abbiamo altro modo per pagarlo che diventare più accorti, fare sacrifici e “stringere la cinghia” magari tornando a godere e usufruire di cose che erano ormai passate di moda forse perché gratuite. Come ci ricorda Sophie Kinsella esistono i parchi pubblici, i musei o anche solo una semplice passeggiata campagnola. Il boom economico ci ha donato tanto e ci ha anche fatto “evolvere” almeno tecnologicamente ed ora che invece c’è la crisi, dobbiamo temprarci e ritrovare l’equilibrio tra ciò che è essenziale e lo sconfinato mare di quello che invece non lo è.
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