Ominide 609 punti

Effetto Werther e Blue Whale Challenge


Voglio parlarvi del recente caso della “Blue Whale Challenge”. Nato in Russia nel 2013, è un Internet “game”, una sfida online come tante, ma questa ha una durata di cinquanta giorni durante i quali i partecipanti devono svolgere determinati compiti e prove in un crescendo di autolesionismo e auto afflizione che, allo scadere del periodo, culmina nel costringerli a buttarsi dall’edificio più alto nelle vicinanze. Nel 2016-2017 questo macabro gioco ha avuto un incredibile picco di successi: 145 suicidi ufficiali in nove Paesi in tutto il mondo, 130 dei quali solo in Russia. Oltre a questi terribili numeri, ci sono i tanti ragazzi tra i 10 e i 18 anni che sono stati salvati in tempo dalle forze dell’ordine o dai genitori, o che volontariamente si sono sottratti dall’arrivare in fondo. Il problema è che a esserne fatalmente attratti sono i teenagers attraverso i social network quali WhatsApp, Facebook e Reddit (anche se tutto è nato su VKontakte, il Facebook russo). Infatti, gli slogan del “rituale” sono “Questo mondo non è per noi”, “Riprenditi la tua vita” oppure “Siamo figli di una generazione morta”, appelli che mettono facilmente radici nelle teste di coloro che attraversano la fragile e delicata fase dell’adolescenza e che si chiudono moltissimo tempo nel mondo virtuale, per cui pochi dei loro parenti si accorgono di quello che sta accadendo. Il presunto inventore del gioco è il russo Philipp Budeikin, 21enne ex studente di psicologia (perché espulso dalla sua università), che sosteneva di voler “pulire” la società punendo col suicidio quelli che, a suo parere, non avevano nessun valore. È stato arrestato, ma nel frattempo, molti altri hanno assunto il ruolo di “curatori”, cioè persone a cui gli utenti devono inviare le foto che testimoniano l’effettuazione delle sfide giornaliere.
Nonostante tutto ciò possa sembrare nuovo e mai visto, è già accaduto. Dopo il 1774, anno di pubblicazione de “I dolori del giovane Werther” di Johann Wolfgang Goethe, si susseguirono suicidi da parte dei suoi lettori per un numero stimato di duemila, in Germania e negli altri Stati in cui fu tradotto, tanto che il protagonista ha dato il nome all’”effetto Werther”, fenomeno psicologico di massa, per cui la pubblicazione da parte dei mass media di una notizia di suicidio ne può provocare a catena una serie di altri. In Italia, l’effetto si ripropose nel 1802 dopo la pubblicazione del romanzo “Ultime lettere di Jacopo Ortis” di Ugo Foscolo, che, infatti, s’ispirò all’opera tedesca. Infine, l’effetto si ripeté nuovamente nel 1962 a Los Angeles, dove la notizia che l’attrice Marylin Monroe si era tolta la vita nella città dov’era nata e cresciuta, provocò un aumento del 40% dei suicidi.
I sociologhi spiegano il verificarsi di tutti questi episodi con il modo in cui i mezzi d’informazione comunicano l’annuncio della morte e l’identificazione del pubblico con il suicida.
Se qualcuno che sta leggendo riconosce i sintomi in un amico o in sé, si ricordi che la vita è una e che non è mai inutile: ognuno di noi ha uno scopo e un’abilità che lo rende speciale, parlatene con qualcuno e scoprirete che è così.
Hai bisogno di aiuto in Articoli di giornale?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email