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Gli “Indoeuropei”: un concetto linguistico

Il termine “indoeuropeo” ha anzitutto un significato linguistico. Vuole infatti dare ragione delle affinità esistenti fra lingue come il sanscrito, il greco, il latino, le lingue germaniche, slave e celtiche, individuate dai linguisti tra la fine del XVII e gli inizi del XIX secolo: la definizione dei caratteri comuni dell’indoeuropeo, dunque, è avvenuta mediante la comparazione di queste lingue antiche, che sembrano essere tutte il risultato delle trasformazioni subite nel corso della storia da una originaria lingua comune. La scoperta di questa parentela ha portato inizialmente a pensare all’esistenza, in tempi antichissimi, di un popolo che parlasse una lingua comune (l’indoeuropeo appunto), anche se gli archeologi non sono stati in grado di dimostrare né l’esistenza di un popolo, né di una sede originaria, né di una cultura materiale comune.

Quando si parla di Indoeuropei, quindi, ci si riferisce piuttosto a popoli, provenienti forse dalle steppe della Russia meridionale o da imprecisate regioni dell’Europa settentrionale, che che si sarebbero progressivamente stanziati in parte dell’Europa e dell’Asia (in particolare nella regione dell’Indo). Sulla base del vocabolario delle diverse lingue è stato possibile conoscere alcuni aspetti comuni dell’organizzazione della cultura e della società.

Occorre tenere presente, tuttavia, che le popolazioni accomunate da questa ipotetica lingua indoeuropea si sono ben presto separate e hanno seguito ciascuna una propria evoluzione, al punto da perdere rapidamente coscienza dell’originaria comunanza linguistica e culturale.

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