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Le esplorazioni nella IIa metà del XV secolo


Nella seconda metà del Quattrocento, due motivi spingono l’Europa ad interessarsi delle esplorazioni:
1) l’aumento della popolazione
2) la ricerca delle monarchie di occasioni per arricchirsi e rafforzare il proprio potere.
Le prime grandi esplorazioni partirono dal Portogallo e dalla Spagna.
Una volta superato lo stretto di Gibilterra, i Portoghesi miravano soprattutto a navigare lungo le coste africane per crearvi delle basi commerciali utili per rifornirsi di oro, schiavi e spezie. All’interno dell’Africa entrarono anche in contatto con vari regni africani e arrivarono fino al capo di Buona Speranza. Vasco De Gama, dopo aver doppiato il Capo di Buona Speranza, si spinse fino in India. Successivamente una spedizione portoghese, comandata da Pedro Alvares Cabral, casualmente, nella ricerca di venti favorevoli per l’India, tocco le coste dell’America Meridionale (Colombo aveva già scoperto l’America) e dichiarò il Brasile possedimento del re del Portogallo. Col tempo i Portoghesi crearono così un vasto impero commerciale, soprattutto in Asia che si estendeva fino alla Malacca, a Ceylon, a Macao e al Giappone. Da notare che le basi portoghesi verso l’Oriente non furono mai centri di controllo politico o militari, bensì soltanto scali costieri e punti di raccordo commerciali verso cui venivano convogliate le merci provenienti dall’interno.
L’estensione delle zone di influenza nelle terre più lontane interessò anche la Spagna che sostenne l’idea di Cristoforo Colombo. Colombo era convinto che per arrivare in Oriente si sarebbe potuto attraversare l’Atlantico, visto che la terra è sferica. Presentò il progetto al re del Portogallo il quale lo respinse perché considerato inattuabile. Invece, il navigatore genovese ottenne l’appoggio della regina di Spagna, Isabella. Fu cosi che nell’aprile del 1492 parti con tre caravelle da Palos per approdare circa sei mesi dopo – il 12 ottobre 1492 - in un’isola dell’America Centrale che oggi fa parte delle Bahamas, che egli chiamò San Salvador. Tuttavia i tesori in cui si sperava tanto non vennero trovati, anche se l’esplorazione si spinse verso Haiti e Cuba. Infatti, Colombo rientrò in Spagna con poco oro e qualche indigeno, ma ciò fu sufficiente per alimentare le speranze della monarchia spagnola. Per questo, alla spedizione di Colombo ne seguirono altre che permisero di allargare la conoscenza delle nuove terre.
Scoperte ed esplorate le nuove terre, si pose il problema della loro appartenenza. Al fine di evitare eventuali conflitti, Spagna e Portogallo firmarono il trattato di Tordesillas nel 1494: venne tracciata una linea ideale che univa i due poli terrestri e tutte le terre collocate ad est sarebbero appartenute alla Spagna e quelle collocate ad ovest sarebbero divenute proprietà della monarchia portoghese.
Per il momento nessuno aveva preso coscienza che era stato scoperto un nuovo continente e per capire furono necessarie altre esplorazioni.
1) Amerigo Vespucci, prima a servizio della Spagna e poi del Portogallo, costeggiò tutta l’America Meridionale, rendendosi così conto di trovarsi di fronte a terre sconosciute. In suo onore tali terre furono chiamate America
2) Giovanni e Sebastiano Caboto, due veneziani a servizio dell’Inghilterra percorsero, invece, le coste settentrionali ed arrivarono fino all’odierna baia di Hudson.
3) Il primo navigatore che riuscì a trovare un passaggio per le coste del Pacifico fu lo spagnolo Nunez de Balboa che attraversò il continente via terra.
4) Qualche anno dopo, Magellano scopri un passaggio meridionale, da lui chiamato Stretto di Magellano, che gli permise di avventurarsi nell’oceano Pacifico e raggiungere così le isole Filippine dove, tuttavia, rimase ucciso per opera degli indigeni.
Quando gli Spagnoli si resero conto che le terre scoperte da Cristoforo Colombo costituivano un nuovo continente, decisero di cambiare obiettivo e di passare dall’esplorazione alla conquista.
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