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Il Terrore

A partire dall'estate 1793 si aprì la fase più drammatica e sanguinosa della rivoluzione, il cosiddetto Terrore, in cui la Francia precipitò nell'arbitrio più assoluto. Strumenti fondamentali del Terrore furono i Tribunali rivoluzionari e la "legge sui sospetti", che permetteva l'arresto di chiunque fosse sospettato di tramare contro la rivoluzione o addirittura non facesse nulla per sostenerla. Nell'autunno-inverno 1793-94 furono giustiziati, nella sola Parigi, oltre mille condannati, tra i quali la regina Maria Antonietta, i girondini arrestati a primavera (compreso Brissot), alcuni dei vecchi foglianti. Il Terrore fu presentato come una misura temporanea, necessaria per salvare la repubblica dalla disgregazione: e la dittatura del Comitato di salute pubblica riuscì in tale compito. La guerra civile fu soffocata, se pure nel sangue, e le sorti della guerra migliorarono: le armate della prima coalizione furono sconfitte e il nuovo esercito francese, con la vittoria di Fleurus del 26 giugno 1794, riprese l'offensiva verso il Belgio. Ma il Terrore, da mezzo eccezionale di difesa, divenne in realtà uno strumento di lotta politica. Robespierre colpì prima i gruppi politici alla sua sinistra, il cui estremismo metteva in pericolo la stabilità del Comitato: Roux, capo degli "arrabbiati", si uccise per sfuggire al patibolo, Hébert e i suoi seguaci furono ghigliottinati. Fu poi la volta dei cosiddetti indulgenti, accusati di voler indebolire, con il loro moderatismo, il governo rivoluzionario: anche Danton, accusato di "indulgenza" e di essersi illecitamente arricchito grazie ai suoi incarichi politici, venne giustiziato (5 aprile 1794).

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