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La Rivoluzione Americana

-Introduzione-

In America vi erano tredici Colonie, sparse tra il Nord ed il Sud del continente.
Le Colonie del Nord erano abitate da pellegrini inglesi, mentre quelle del Sud erano in mano a vari proprietari terrieri.
Gli Inglesi cercarono di ampliare sempre il più possibile le loro Colonie, sconfiggendo le popolazioni pellerossa presenti sul territorio americano.
Le Colonie nel Sud erano cinque, erano basate su un’economia di piantagione e soprattutto sulla servitù, la religione era anglicana; le Colonie al Centro possono usufruire dei porti, quindi hanno un’economia basata sui commerci e hanno piena tolleranza religiosa; le Colonie al Nord erano avanzate quanto quelle del Centro, e da li giungeva alla Gran Bretagna il legname per costruire le navi della flotta inglese, la religione era quella anglicana, ma vi erano anche i puritani.
Nonostante le Colonie presentassero alcune differenze, si allearono assieme per combattere contro la madrepatria, ossia la Gran Bretagna, sia per le pesanti imposte fiscali richieste, che per il fatto che potevano commerciare solo ed esclusivamente con la madrepatria.

Ovviamente non tutti furono favorevoli ad un attacco alla madrepatria, infatti si scatenò anche una guerra civile in America, che comunque non cambiò le sorti dell’attacco alla Gran Bretagna.

-Le Cause e l’Inizio della Rivoluzione-

La Gran Bretagna aumentò i suoi domini coloniali, avendo sotto controllo sia alcuni territori della Penisola Indiana, sia tutti i territori dell’America Nord-Orientale.
Essendo un vasto impero da dominare, le esigenze economiche per la loro amministrazione e per l’esercito erano cresciute, quindi la Gran Bretagna si vide costretta, con Giorgio III, ad aumentare le imposte fiscali sulle Colonie Nordamericane.
Questa nuova politica fiscale venne messa in atto attraverso due atti: il Revenue Act (1764) e lo Stamp Act (1765), il primo limitava il contrabbando, mentre il secondo obbligava che un bollo fosse posto su ogni documento ufficiale; la vendita di questi bolli, assieme al fatto che non vi era più il contrabbando, quindi vi era un commercio diretto solamente con la Gran Bretagna, portava maggiori entrate, che servivano allo Stato Britannico per finanziare le truppe e i funzionari che erano nelle Colonie.
La popolazione Nordamericana delle tredici colonie (tra Massachusetts e Georgia) iniziò dunque a protestare, o attraverso giornali o attraverso i Parlamenti locali; però, non avendo alcuna rappresentanza diretta nel Parlamento Inglese, non avevano possibilità di presentare una forma di protesta ufficiale.
Visto però il malcontento generale, il Governo whig di Londra revocò lo Stamp Act, mentre confermò che le Colonie non potevano avere una rappresentanza diretta, perché per esse vale la rappresentanza virtuale, quindi i Nordamericani dovevano sentirsi rappresentati dai deputati della Camera dei Comuni.

Inoltre il Governo Inglese attuò un’altra pratica che infastidì parecchio le Colonie, infatti il Parlamento attribuì alla East India Company il monopolio della vendita del te; questo fatto andava a colpire gli interessi dei commercianti e dei contrabbandieri, ma dimostrava anche che il Parlamento ha veramente poco interesse verso le Colonie.
In risposta il 16 dicembre 1773 un gruppo di coloni si introdusse su alcune navi della Compagnia e ne ribaltò il contenuto di tè; il governo britannico però reagì chiudendo il porto di Boston e abolendo il Parlamento del Massachusetts, finché la compagnia non sarà stata risarcita.
Successivamente le Colonie decisero di riunirsi in un Congresso a Filadelfia nel 1774, dove venne deciso di chiedere formalmente al Governo Britannico di ritirare le norme repressive prese in precedenza.
Nel 1775 l’esercito britannico arrestò i leader che guidavano la ribellione; ciò portò ai primi seri scontri, che avvennero nel 1775 a Lexington e vicino a Boston.
Sempre nel 1775 venne formato un altro Congresso, dove le Colonie decidono di scrivere una Dichiarazione, dove erano illustrati i motivi per cui i coloni vogliono prendere le armi contro i Britannici.
Visti i continui scontri contro l’esercito britannico, il Congresso decise di organizzare un vero e proprio esercito, affidato a George Washington.

-La Dichiarazione di Indipendenza-

Nel 1776 iniziò ad avanzare l’ipotesi di una possibile indipendenza, infatti nel 4 luglio 1776 venne resa pubblica una Dichiarazione di Indipendenza dal Congresso di Filadelfia.

La Dichiarazione d’Indipendenza spiega le ragioni della secessione dalla madrepatria ed evidenzia quali sono i diritti di ogni individuo, quali la vita, la libertà e la ricerca della felicità; per quanto riguarda i diritti politici, le donne, i neri e i pellerossa, non ne avevano alcuni, poiché questi diritti erano riservati ai soli uomini bianchi.
La maggior parte dei Coloni era favorevole a questa indipendenza, però vi erano alcuni lealisti che erano contrari al tradire il re e quindi aderire all’indipendenza.

-La Guerra-

Dopo la Dichiarazione di Indipendenza iniziò una vera e propria Guerra, che vide scontrarsi un esercito formato da quasi 50000 uomini contro uno nettamente inferiore al cui comando vi era George Washington, il quale decise di evitare battaglie campali, attaccando di sorpresa le truppe britanniche; questa tecnica di attacco si rivelò assai funzionale, infatti nel 1781, dopo la battaglia di Yorktown, i Britannici si arresero, e con la Pace, siglata a Parigi nel 1783, la Gran Bretagna riconosceva l’indipendenza delle Colonie, le quali si erano riunite in Stati Uniti.
I Lealisti, ossia coloro che erano favorevoli alla presenza della Gran Bretagna nelle Colonie, se ne andarono in Canada.

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