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Il dispotismo illuminato: Giuseppe II d’Austria


Eletto imperatore a 24 anni, nel 1756, Giuseppe II fu associato al governo, ma, in realtà la madre Maria Teresa non gli lasciò alcun potere. Soltanto alla morte di quest’ultima, avvenuta nel 1780, egli poté agire come voleva.
Intelligente e colto, pieno di intenzioni generose, aveva una salute piuttosto gracile. Ammiratore di Federico II, soppresse i fasti della Corte, adottò la divisa militare ed intraprese lunghi viaggi in incognito con lo scopo di conoscere direttamente gli Stati ed i sudditi del suo Impero. Essendo un discepolo molto attento dei filosofi illuministi, egli credeva nell’onnipotenza della ragione: la sua logica molto rigorosa gli faceva disprezzare l’attaccamento alle tradizioni ed il rispetto degli interessi privati anche se legittimi. Cercò di continuare e perfezionare l’opera unificatrice intrapresa dalla madre ma la fretta ed il rigore con cui volle attuare le riforme suscitarono delle opposizioni violente. Pretese, per questo, di applicare le stesse leggi in tutti gli Stati dell’Impero, facendo del tedesco l’unica lingua ufficiale.
Solo un anno dopo la morte della madre, promulgò un decreto con cui aboliva la servitù personale, permettendo così alla classe contadina di realizzare dei grandi progressi. Sulla scia della madre, incoraggiò l’industria, il commercio e si interessò dell’istruzione pubblica.
In campo religioso il suo intervento si differenziò notevolmente da quello di Maria Teresa. La madre era sempre rimasta fedele alla religione cattolica, mentre Giuseppe II accordò la libertà di culto ai protestanti con un apposito editto, l’Editto di Tolleranza e prese anche delle misure nei confronti della libertà di culto a favore degli Ebrei..
Senza prendere accordi preventivi con il Papato, volle anche riformare la chiesa cattolica, sopprimendo molti conventi e lasciando solo quelli che si dedicavano all’insegnamento e ad opere caritatevoli. Convinto della necessità dell’indipendenza del potere temporale e della sua supremazia sul potere spirituale, proibì la pubblicazione delle bolle papali ed ogni forma di corrispondenza dei prelati austriaci con Roma. Preoccupato, il Papa Pio VI si affrettò a recarsi a Vienna, ma tutto fu utile, perché Giuseppe II rifiutò di discutere con lui e il tentativo di sottoporre la Chiesa cattolica alle dipendenze dello stato (= giuseppismo) trionfò.
Tutte queste riforme, forse attuate in modo un po’ troppo frettoloso, furono causa di rivolte in Ungheria e nei Paesi Bassi. Tuttavia, la sua opera non fu inutile perché con le sue misure economiche e sociali Giuseppe II aveva assicurato il rinnovamento della società nei diversi stati che facevano parte dell’Impero asburgico e preparato i nazionalismi che caratterizzeranno il XIX secolo.
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