Ominide 93 punti

La Francia alla vigilia della Rivoluzione

La società francese era formata in caste fondate non sulla ricchezza materiale bensì su condizioni di status e di ordini di natura giuridica: il clero, la nobiltà e il 3° stato.
Il clero costituiva una potenza economica enorme in quanto possedeva vastissimi terreni ereditari ed in più godeva della “decima”. Costituiva il più compatto dei 3 ordini in quanto dotato di proprie strutture giuridiche e amministrative.
La nobiltà divisa in: “di sangue” e “ di ricchezza” era dilaniata da notevoli differenze di carattere economico, infatti abbiamo aristocratici molto indebitati per mantenere la loro carica e altri ricchissimi grazie alle notevoli entrate parassitarie.
Il terzo stato, il più eterogeneo, era costituito dal resto della società.

La crisi politica e la divisione delle forze
Nel 1789 la monarchia francese e le istituzioni erano al centro di spinte contrastanti; la devozione per il re era fortissima ma vi erano anche spinte rivoluzionarie che dilaniavano profondamente la Francia. La crisi della monarchia si sviluppò in un clima di notevoli difficoltà economiche che gravava solo sulla massa popolare già afflitta dall’abbondante prelievo fiscale per reggere l’aristocrazia. Quando gli Stati generali nel 1789 si riunirono, il regime dovette fronteggiare una crisi politica per la scelta del metodo di voto tra gli ordini, in quanto ciò avrebbe deciso l’esito delle votazioni.
La convocazione degli Stati generali provocò una mobilitazione senza precedenti dando vita alle cahiers de doleances nei quali erano contenute le rimostranze e le richieste degli elettori. In questo clima si costituì il partito patriota che mirava all’eguaglianza civile e alla fine dell’assolutismo, a cui aderirono alcuni aristocratici, borghesi e alcuni parlamentari. I nobili volevano si votasse per ordine così da avere la maggioranza e opporsi al volere del terzo stato, il clero vedeva nell’uguaglianza civile un uguaglianza anche religiosa, il terzo stato era di fondamenta molto più radicali. Con l’unione di clero e T.S. il re decise di chiudere la sala degli Stati generali per impedire le votazioni. Il terzo Stato decise di riunirsi nella sala della Pallacorda ma il progetto fu interrotto da un azione militare del re che riunì l’esercito a Parigi e licenziò il ministro Necker. I parigini vedendo minacciate le loro conquiste formarono una milizia che fece capitolare la Bastiglia, la milizia fu trasformata in Guardia Nazionale con a capo La fayette. Con la vittoria del popolo Necker fu riassunto e Parigi trasformato in comune.
[s]L’eguaglianza civile[/s]
Il 26 Agosto 1789 l’Assemblea con la stesura della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino pose le basi per la distruzione dell’antico regime e l’uguaglianza tra i cittadini. Intanto il partito patriota pensava a ricostituire un governo monarchico simile a quello inglese, così si scelse una via di mezzo con un sistema monocamerale e il re con veto sospensivo. Con le continue negazioni del re a qualsiasi forma di cambiamento, il 5 ottobre 1789 una folla popolare esasperata dalla fame e un contingente della Guardia Nazionale si diresse verso Versailles, così il re fu costretto ad accettare i decreti e trasferirsi nella residenza delle Tuileries. Di tutte queste vittorie La Fayette fu il trionfatore politico assicurando un fondamento popolare e moderato alla rivoluzione. Ciò non prevedeva però riforme importanti per l’esercito che rimase intoccato dalla rivoluzione. La Fayette dovette reprimere con la forza le rivolte dell’esercito ma fu accusato da Marat di essere controrivoluzionario. La politica di riconciliazione stava dunque fallendo.

[s]Divisioni dell’assemblea[/s]
All’interno dell’Assemblea si distinsero vari partiti derivanti dalla creazione di società e club che divennero i centri pulsanti della politica.
La Società degli amici della Costituzione, o dei giacobini, in questa prima fase aderente a una linea monarchico-costituzionale, escludeva i ceti popolari. Successivamente la società si scisse in un ala moderata guidata da La Fayette, che formò il club dei foglianti. Altro partito importante fu quello dei cordiglieri di Marat, più democratico degli altri.

[s]Fuga del re e conseguenze[/s]
Il progetto di Luigi XVI era di fuggire all’estero e tornare in Francia con l’esercito dei monarchi assoluti, ma arrivato al confine fu scoperto e ricondotto a Parigi. La fuga del re portò notevoli fratture politiche e una volta reintegrato dei suoi poteri dovette accettare la prima costituzione della Rivoluzione (’91). Vi fu quindi l’eguaglianza civile e di conseguenza politica ma il diritto di voto fu circoscritto alla popolazione attiva, un cambiamento nella politica economica che andò in mano ai borghesi, in ambito fiscale vi fu una più equa ripartizione della spesa pubblica e in ambito giuridico i giudici divennero eleggibili dopo la necessaria formazione giuridica. In ambito religioso fu chiesto al clero di giurare fedeltà alla costituzione ma solo pochi del basso clero aderirono, “preti giurati”, molti altri preferirono concentrarsi nell’Ovest della Francia,”preti refrattari”.

[s]La composizione dell’Assemblea legislativa[/s]
Dopo l’accettazione forzata delle Costituzione l’Assemblea costituente divenne legislativa. Gli schieramenti erano distinti in: a sinistra, i giacobini guidati da Robespierre e i girondini entrambi antimonarchici; al centro, coloro che non avevano un indirizzo politico deciso; a destra, i foglianti favorevoli ad una monarchia costituzionale dietro La Fayette.
[s]
La seconda Rivoluzione[/s]
Con l’ottimismo generato dalla Costituzione, i giacobini vollero promuovere la guerra contro le monarchie che proteggevano gli emigrati francesi così da consolidare il regime. Il re fu favorevole alla guerra in quanto in caso di sconfitta si sarebbe potuto reinstaurare l’antico regime. Chi non era favorevole era Robespierre che vide nella guerra la costituzione di una dittatura militare. La guerra fu dichiarata e il governo fu sostituito con un Consiglio esecutivo provvisorio con a capo Danton dopo la pressione della popolazione che invase le Tuileries. Con l’emergere del popolo al centro della scena politica e la fuga di La Fayette si può parlare di una seconda rivoluzione. Il potere in Francia risultò diviso tra Comune insurrezionale e Assemblea legislativa. Un’enorme influenza sul futuro della Rivoluzione fu la grande leva dei volontari del 1792 che permise all’esercito comandato da Dumouriez di sopraffare le armate nemiche a Valmy.

La Convenzione si riunì per la prima volta per dare alla Francia una nuova Costituzione in armonia con le svolte che ci furono. Nella Convenzione si confrontarono tra fazioni: i montagnardi di cui facevano parte i seguaci di Robespierre e Marat, la pianura, di carattere neutrale, e i girondini,antimonarchici radicali.
Il contrasto tra i due schieramenti predominanti fu subito notevole ma si accentuò ancor di più durante il processo per la condanna del re. Con la scoperta delle prove che accusavano il re la condanna fu inevitabile anche se con continui posticipi.
Dopo la vittoria a Valmy la guerra vide una serie di sconfitte per la Francia e una ripresa dei conflitti interni, dovuto al fatto che anche il generale Dumouriez passò allo schieramento avversario.
In una regione della Francia, la Vandea, si mosse anch’essa contro Parigi per opporsi alla leva e alle sempre più crescente crisi sociale nonché al fatto che solo i borghesi trassero i maggiori benefici dai decreti. La Gironda fu messa sotto accusa e fu inevitabile l’instaurarsi di una dittatura dei montagnardi.
Nonostante l’opposizione dei girondini la Convenzione istituì un organo di controllo e governo: il Comitato di salute pubblica. Sotto il governo dei giacobini fu approvata nel 1793 la nuova Costituzione che introduceva il suffragio universale e l’assistenza ai poveri.
Nel clima arroventato che si sviluppò una giovane monarchica assassinò Marat, amico di Robespierre, che fin da subito si pose come voce del popolo. Successivamente emerse anche Hebert, l’esponente delle ali più radicali della Rivoluzione, che entrò in contrasto con Robespierre per le sue idee riformiste.
Con tutti questi oltraggi al governo di Robespierre, la Convenzione umanò una legge che condannava a morte qualunque sospettato. Venne generato così un generale clima di repressione che colpì chiunque. Gli esponenti degli arrabbiati e tutti gli altri oppositori vennero ghigliottinati.
Quando finalmente Robespierre riesce a vincere la guerra contro l’Austria e la Vandea, il Parlamento lo denuncia e senza alcun contrasto popolare viene decapitato. I girondini risalgono al potere e nel 1795 viene creata una nuova Costituzione sulla base di quella del 1791. Da questo momento la funzione del tribunale fu quella di eliminare fisicamente tutti gli amici di Robespierre.
Con la presa di potere della borghesia, gli aristocratici vollero riottenere i pieni poteri ma quando decisero di assaltare il Parlamento furono bloccati dal generale Bonaparte. La nuova forma di governo prevedeva una netta separazione dei poteri dello stato: all’interno delle due Camere elette direttamente dalla popolazione attiva (che pagava un qualsiasi tributo) si esercitava il potere legislativo, il Direttorio si occupava del potere esecutivo.

Hai bisogno di aiuto in Storia Moderna?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email
Consigliato per te
Maturità 2018: date, orario e guida alle prove