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I parlamenti provinciali

Nella Francia del Settecento non si può che parlare di uno Stato assoluto di stampo classico. Eppure sarebbe impensabile affermare che il Re governasse in modo indisturbato e senza alcuna limitazione. Per esempio, si ha un concreto focolaio di resistenza all’autorità regia era rappresentata dai Parlamenti, uno a Parigi e altri provinciali, cioè tribunali, corti di giustizia in cui erano presenti nobili e uomini del terzo stato, ma la carica era acquistabile. È un organo particolarmente prestigioso, che reclamava il diritto di partecipare alla legislazione, sanzionando le disposizioni regie. Certo, potere che poteva essere anche meramente formale, ma spesso riuscivano a mettere in difficoltà l’autorità del Re. Egli poteva accettare le loro obiezioni modificando le disposizioni di legge da registrare. In caso contrario, poteva ricorrere all’istituto del “letto di giustizia”, recandosi nel Parlamento per cercare di convincere alla ratifica. Strumento che si dimostrava quasi sempre efficace, visto che un ulteriore rifiuto significava piegare la volontà del Re.

Altra istituzione con cui il monarca doveva confrontarsi era l’Assemblea dei Notabili. Comprendente rappresentanti dei tre ceti insieme ad altre personalità, come anche uomini di fiducia del Re, nel 1617 si componeva di 52 membri.

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