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CAUSE DELLA RIFORMA PROTESTANTE

Nei primi decenni del XVI secolo si verificò in Germania la Riforma protestante, una lacerazione all’interno del cristianesimo ancor oggi esistente. Il termine “riforma” è improprio in quanto i dogmi del cristianesimo non furono toccati. Le cause della rottura dell’unità religiosa operata dalla Riforma protestante sono da ricercarsi nella crisi che da tempo insidiava la cristianità soprattutto nelle sue istituzioni ecclesiastiche(vescovi, cardinali …); tale crisi si accompagnava a una serie di tensioni economiche e sociali particolarmente acute in Germania. Nel mondo germanico la tensione sociale riguardava la nobiltà terriera e i contadini. Dalla fine del XV secolo la proprietà terriera tedesca si vide assalita da proteste e rivolte contadine causate da una serie di cattivi raccolti agricoli; bisogna inoltre considerare il fattore dell’eccezionale estensione delle proprietà ecclesiastiche in Germania divenute oggetto di invidia: la nobiltà cominciò a vedere in queste proprietà un possibile campo di conquista in modo da allargare i propri feudi.

I motivi di natura socio-economica non bastano a spiegare il diffuso anticlericalismo: un ruolo importante nella diffusione della Riforma protestante giocò, infatti, il malcostume diffuso all’interno del clero. In Germania, infatti, l’alto clero(vescovi e cardinali) era costituito soprattutto da nobili; i sacerdoti non erano molto istruiti; negli ordini religiosi la decadenza morale era palese nei conventi, dove le famiglie nobili collocavano a forza i figli. Anche in altri Stati europei le principali cariche ecclesiastiche erano legate al volere dei monarchi a cui i papi del tempo avevano riconosciuto il diritto di nominare i vescovi delle principali diocesi dello Stato; era frequente che tali sovrani collocassero a capo delle diocesi persone che, giudicate sotto il profilo spirituale erano inadatte o addirittura indegne; spesso, infatti, si trattava di figli cadetti della nobiltà monacati a forza. Molti però erano i vescovi animati da ottime intenzioni, essi si preoccupavano delle loro diocesi e della formazione del clero, fondarono circoli religiosi i cui frequentanti promuovevano iniziative di carità fondando ospedali, orfanotrofi, ospizi. Gli ordini religiosi come i Francescani, i Domenicani, gli Agostiniani e le Clarisse mantennero inoltre sempre un elevato profilo morale. Mancò tuttavia nei pontefici e nella curia romana la consapevolezza delle necessità della Chiesa. Ne è prova l’insuccesso del V concilio Lateranense convocato da papa Giulio II e apertosi a Roma nel 1512. Nel discorso di apertura il superiore degli agostiniani, Egidio da Viterbo (superiore anche di Lutero), sottolineò la drammatica urgenza di una Riforma della Chiesa. In proposito fu molto concreto il programma proposto da due frati camaldolesi.
I due monaci chiedevano: a) selezione del clero per evitare che di esso entrassero a far parte individui indegni; b) scelta accurata da parte del papa dei cardinali e vescovi; c) liturgia in volgare; d) convocazione periodica di concili e di sinodi per discutere di eventuali problemi e controversie. Il programma proposto non venne messo in atto e il V concilio Lateranense si chiuse il 16 marzo 1517; il 31 ottobre 1517 il monaco agostiniano Lutero dava inizio alla Riforma protestante. Altri motivi che portarono alla Riforma protestante furono il nepotismo tipico delle autorità religiose con cui si favorivano parenti, la vendita delle cariche ecclesiastiche e la possibilità da parte dei fedeli di comprare l’indulgenza ossia una riduzione della pena da scontare in purgatorio.

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