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Giovanni Calvino - La predestinazione: conseguenze politiche e sociali


Il pensiero di Calvino parte da una concezione molto pessimistica dell’uomo. Per Calvino, l’uomo è per natura incline al male e quindi avviato perso la perdizione. Di fronte all’uomo esiste l’onnipotenza di Dio che scegli gli eletti, cioè coloro destinati alla salvezza eterna. L’ idea principale di Calvino è quindi la teoria della predestinazione.
Secondo Calvino, l’uomo non può fare nulla per salvarsi e meritare il Paradiso. Egli non deve fare il bene su questa terra per meritare la salvezza perché essa viene distribuita liberamente da Dio. Pertanto le opere buone non sono come nel Cattolicesimo causa di salvezza, bensì effetto della salvezza. L’uomo, quindi, può essere salvato solo dalla Grazia di Dio, cioè dalla volontà divina. Quando l’uomo nasce è già predestinato ad essere salvato oppure no e gli sforzi per salvarsi sono pertanto inutili.
L’unica cosa che l’uomo può fare è capire se è stato predestinato alla salvezza o alla dannazione eterna. A questo proposito, nella vita quotidiana esistono dei segnali: il lavoro ben eseguito, il successo economico dei banchieri e dei commercianti.
I seguaci di questa teoria, chiamati Calvinisti, cercano allora in tutti i modi di arricchirsi perché diventare ricchi è un segnale che ci fa capire che essi sono stati scelti da Dio. Ci troviamo pertanto in un concetto totalmente diverso da quello che era dominante nel Medio Evo. Il Medioevo aveva creato l’asceta o l’eremita che abbandonavamo il mondo per ritirarsi nella solitudine e nella contemplazione; invece, Calvino preconizza una società composta da individui che operano senza stancarsi e che vedono nella piena realizzazione dei propri affari un segno di salvezza da parte di Dio. Questa teoria ha anche un riflesso politico non trascurabile: i governanti si devono conformare alla parola di Dio, ma se il principe è malvagio o indegno, gli organi subordinati della società devono prima controllare e poi, se necessario, fare opposizione. Pertanto al posto dell’assolutismo per diritto divino, Calvino istituisce il principio del controllo del governo e addirittura un rovesciamento del monarca.
Perfino sul terreno sociale le idee di Calvino sono molto rivoluzionarie. Partendo dal concetto di predestinazione, il credente calvinista esalta il lavoro come atto religioso: il tempo non deve essere sprecato e non deve essere trascorso alla ricerca di piaceri carnali o in frivolezze varie. Anche il guadagno è sacro perché segno della benedizione di Dio e segno di Dio verso la salvezza. Il denaro guadagnato deve essere pertanto investito per soccorrere chi ha bisogno e per creare nuovo lavoro e quindi di nuovo benedizione divina. Da questo concetto deriva che tutti i credenti sono sullo stesso piano e i privilegi di casta non hanno più alcuna ragione di esistere. Di conseguenze le tendenze calviniste repubblicane costituiscono un serio pericolo per la monarchia assoluta e per l’aristocrazia di sangue e di spada.
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