Insurrezione giacobita del 1945


Nel 1744 la causa giacobita fu ripresa dal figlio del Vecchio Pretendente, ossia Carlo Edoardo Stuart, anche noto come Bonnie Prince Charlie. Quest’ultimo si recò in Francia nel 1744, con lo scopo di ottenere i sussidi necessari per finanziare la sua impresa, approfittando anche dell’astio che si era venuto a creare tra Francia e Inghilterra a seguito di una guerra.
Il re Luigi XV era cattolico e favorevole a vedere un re Stuart sul trono inglese, per cui concesse navi e soldati per sostenere il Giovane Pretendente. Carlo Stuart non contava solo dell’appoggio della Francia, ma anche della Scozia, dove era sostenuto da numerosi clan delle Highlands, che negli anni precedenti avevano radunato un vero e proprio esercito pronto a combattere per la causa giacobita.

Il 16 luglio 1745 Bonnie Prince Charlie partì per la Scozia a bordo della fregata Du Teillay, una delle due navi che gli erano state concesse. L’impresa, però, iniziò nel peggiore dei modi, poiché l’altra nave francese, l’Elizabeth rimase danneggiata durante uno scontro con un vascello inglese e affondò. Il Giovane Pretendente perse molti uomini e viveri che aveva ottenuto dal re di Francia, ma decide di salpare comunque per la Scozia, nonostante il notevole danno subito. Una volta sbarcato in Scozia, nelle Isole Ebridi, egli venne accolto positivamente dai clan scozzesi che avevano aderito alla causa e a Glenfinnan Carlo Edoardo sollevò il vessillo di suo padre, dichiarandosi ufficialmente reggente. Iniziava così l’insurrezione del 1945.

L’esercito iniziò a marciare verso Sud, riportando inizialmente anche alcune vittorie contro le truppe avversarie, come la battaglia di Prestonpans avvenuta il 21 settembre 1745. L’esercito si dirigeva sempre più a sud della Scozia, occupando città come Edimburgo e Glasgow, e l’obiettivo era quello di marciare su Londra. Quando l’armata raggiunse Derby, in Inghilterra, però, molti degli ufficiali e i capiclan si mostrarono contrari a proseguire la marcia, in quanto l’esercito non disponeva dei mezzi necessari per affrontare una simile impresa. Luigi XV, infatti, aveva smesso di mandare uomini e i cattolici inglesi non offrirono l’aiuto che Carlo Stuart si sarebbe aspettato di ricevere. Iniziò a questo punto la disastrosa ritirata in Scozia.
L’esercito giacobita, sempre più stremato, era inseguito dalle truppe del figlio di re Giorgio II, il duca di Cumberland. L’esercito ribelle ebbe l’occasione di poter ribaltare le sorti della guerra, in quanto il 15 aprile 1746 l’esercito inglese era distratto dai festeggiamenti per il compleanno del duca di Cumberland, ma i giacobiti non la sfruttarono.

Giunto il momento dello sconto, il principe Carlo commise l’errore di scegliere di combattere su un terreno paludoso e pianeggiante, decisamente poco favorevole al suo esercito che non disponeva della sofisticata artiglieria inglese. All’alba del 16 aprile ebbe inizio la disastrosa battaglia di Culloden, che pose fine definitivamente ad ogni tentativo di riportare un re Stuart sul trono.

Fu una vera e propria carneficina: circa 1.250 furono le vittime giacobite ed altrettanti furono i feriti e i prigionieri, in seguito giustiziati. Solo il principe Carlo riuscì a fuggire. Il Duca di Cumberland ordinò che anche i feriti venissero uccisi e questo gesto gli valse il soprannome di Billy il Macellaio. Le conseguenze per la Scozia non finirono lì. La battaglia, infatti, decretò anche la distruzione della cultura delle Highlands: fu proibito di indossare il kilt o suonare la cornamusa, da sempre simboli della tradizione scozzese.

Hai bisogno di aiuto in Storia Moderna?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email
Consigliato per te
I Licei Scientifici migliori d'Italia secondo Eduscopio 2017