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La situazione politica nell’Italia del Duecento e del Trecento

Il panorama politico dell’Italia del Duecento e Trecento vede una netta bipartizione tra il Centro-Nord della penisola e il Sud. Nell’area settentrionale, sin dal secolo XI, si era affermata una fitta rete di città politicamente autonome, che si reggevano con ordinamenti di tipo repubblicano, i Comuni.
L’Italia meridionale invece era stata stabilmente retta da forme monarchiche: prima il regno normanno, poi quello degli Svevi, infine, dal 1226, la dinastia angioina che si era installata a Napoli e, dal 1283, dopo la guerra dei Vespri, quella aragonese che era venuta in possesso della Sicilia. Mentre nel Nord l’affermarsi delle città aveva progressivamente indebolito ed emarginato il sistema feudale, nel Sud esso era rimasto forte e diffuso.
Federico II di Svevia, nella prima metà del Duecento, aveva cercato di contrastarne il particolarismo anarchico, combattendo i feudatari ribelli e organizzando saldamente lo Stato attraverso un apparato efficiente di funzionari imperiali, fortemente una forma di monarchia assoluta, fortemente accentratrice, e prefigurando così quelle dello Stato moderno, ma l’avvento degli Angioini aveva ridato pieno vigore alla feudalità.

Nell’Italia centrale si era poi consolidato lo Stato della Chiesa, una particolare monarchia di tipo teocratico, in cui il potere temporale e quello spirituale erano nelle mani della stessa persona, il pontefice (che peraltro doveva continuamente lottare contro lo strapotere delle grandi famiglie nobili). Quindi, mentre nelle città del Centro-Nord si erano sviluppate una vivace vita civile, fondata sulla partecipazione attiva dei cittadini a consigli e magistrature, ed un’intensa vita economica, basta sullo scambio, nello Stato della Chiesa e nel Sud non vi era nulla di paragonabile a tale fervore: le strutture sociali ed economiche rimasero più arretrate e statiche, caratterizzate ancora dal sistema feudale.
Questa bipartizione fu gravida di conseguenza per il futuro sviluppo politico e sociale dell’Italia, sino ai giorni nostri; ma non fu priva di influenze anche sulla vita culturale, segnando in modo spiccato la fisionomia delle diverse zone e dei diversi centri.

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