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La penetrazione islamica

Dopo la caduta del regno Harsha, l'India settentrionale precipitò nell'isolamento politico (secoli VIII-X), proprio mentre ai suoi confini si consolidavano la presenza araba e turca.
La prima grande invasione fu a opera dei Turchi di Mahmud (998-1030) che occuparono il Punjab e il bacino dell'Indo. Seguì una seconda invasione, alla fine del secolo XII, a opera della dinastia musulmana dei Ghuridi proveniente dall'Afghanistan, che causò la distruzione di molte città e la fuga dei monaci buddisti verso il Tibet.
I territori occupati dai Ghuridi (Delhi, Benares, il Bihar, il Bengala) divennero nel secolo XIII indipendenti, dando vita al Sultanato di Delhi (1206-1526). La sua organizzazione però risentiva dei contrasti interni e della forte fiscalità che alimentò forti contrasti sociali. Nonostante queste debolezze, il sultanato riuscì a respingere le scorrerie dei Mongoli e raggiunse un nuovo splendore grazie al sultano Ala-ad-Din, nel 1296.

Ridotti gli indù in stato di profonda prostrazione, egli poté dedicarsi alla conquista dell'India meridionale, che presentava caratteri ben diversi, in quanto si era mantenuta in vita la civiltà dravidica.
Nell'India del Sud non si giunse mai alla formazione di un grande regno unitario, né si mirò alla formazione di un impero panindiano: si susseguirono bensì numerosissimi regni regionali, guidati da piccole dinastie locali, che ebbero il merito di mantenere vive le tradizioni del luogo, nonostante il diffondersi dell'influenza islamica.
Significative furono le vicende dell'impero di Vijayanagar, situato nell'estremità meridionale della penisola. Il regno si fondava ideologicamente sulla difesa della tradizione induista dalla minaccia musulmana, e politicamente seguiva la tradizione feudale dei regni indiani. Il regno indù era famoso per il numero, la grandezza e la ricchezza delle sue città e, in particoalre, per lo splendore della sua capitale, Vijayanagar appunto, che colpì profondamente i Portoghesi.
Intorno alla metà del secolo XVI l'impero cominciò la sua decadenza, a causa dell'atteggiamento anarchico dei principi vassalli e edlla crescente ostilità dei musulmani del Nord, che nel 1565 lo saccheggiarono e lo impoverirono. Nonostante ciò Vijayanagar sopravvisse, sia pure con ridotta importanza politica, mantenendo la sua funzione di protezione della identità culturale induista.

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