A partire dall’XI secolo in Europa si verificò un notevole aumento della popolazione dovuto al miglioramento della tecnologia agricola che a sua volta portò ad un notevole miglioramento dell’agricoltura che portò alla produzione di molte merci in eccedenza.
Le città erano il luogo ideale dove far affluire i materiali per la lavorazione ed impiantare industrie specializzate. Queste producevano beni che il mercato poteva immettere nel commercio a breve distanza.
Le città con i loro mercati tornarono ad essere centri di scambio e di consumo. Attorno ai mercati si aprirono delle botteghe che producevano tutto ciò che era possibile nei mercati stessi.
La ripresa dei commerci e della circolazione monetaria favorì lo sviluppo di nuove professioni e professionisti, che con le loro competenze non solo contribuivano al buon funzionamento delle città, ma le amministravano.

Tutti questi professionisti insieme ai signori di campagna erano dei buoni compratori, infatti richiedevano molti beni di consumo durevoli.
Fu così che l’economia chiusa delle curtis fu sostituita da un’economia basata sulla divisione del lavoro fra città e campagna.
Le città continuarono a popolarsi e gli antichi centri si estesero fuori dalle vecchie mura. Molte città medievali risultarono cosi divise in due parti: quella vecchia, e quella nuova che veniva chiamata borgo. Gli abitanti della vecchia citta continuarono ad essere chiamati cittadini, mentre gli abitanti dei borghi furono chiamati borghesi.
I borghesi costituirono un nuovo gruppo sociale, la borghesia. Il borghese era un cittadino non nobile, che spesso possedeva ricchezze maggiori dei nobili che però era frutto del lavoro, attività disprezzata dai nobili.
A differenza dei lavoratori delle campagne il borghese era un uomo libero.
Il borghese era portatore di nuove virtù: la dedizione al lavoro, la ricerca del guadagno e l’accettare il rischio di investire in attività commerciali e produttive.

La rinascita delle città indebolì il sistema feudale. Le città infatti si dotarono di un’organizzazione politica autonoma: il comune.
Si creò così una nuova dorma di potere che si diede organi di governo ed elesse magistrati. Le nuove istituzioni comunali iniziarono a riscuotere le tasse, amministrare la giustizia e regolare la vita economica all’interno delle città. Con lo sviluppo dell’economia urbana diventarono sempre più importanti i borghesi, che si definirono il popolo.

Strumento di lotta politica del popolo furono le corporazioni (associazioni di mercanti, lavoratori e artigiani che appartenevano ad uno stesso settore produttivo.
L’area in cui i comuni sorsero e più si radicarono fu l’Italia centro-settentrionale.
Un fattore che favorì la nascita dei comuni fu la lotta per le investiture.
Mentre nel resto d’Europa il potere dei comuni rimase nell’area cittadina, In Italia i comuni riuscirono ad estendere il loro dominio anche sul contado.
Nell’area padana il comune di Milano sfruttò la debolezza imperiale per affermare il suo dominio su tutta la diocesi, giungendo a minacciare l’autonomia di altre città come Pavia, Como e Lodi.
Ma, nel 1153 Federico I, Il Barbarossa convocò una dieta a Costanza, nella quale riafferma l’autorità dell’impero sui feudatari tedeschi. In quella sede ascolto le proteste delle città che mal tolleravano LA PREPOTENZA DEL Comune Di Milano chiedendo l’intervento dell’imperatore.
Nel 1154 Federico I scese in Italia incontrando il favore dei comuni minori, che chiedevano protezione dai comuni maggiori come Milano, e del papa che chiese aiuto all’imperatore perché i cittadini romani diedero vita ad una ribellione che aveva abbattuto il potere della chiesa e aveva dato vita ad un libero comune.
Federico I convocò una dieta a Roncaglia nella quale riaffermò tutte le regalie delle quali i comuni si erano appropriati, e sostenne i comuni minori mettendo al bando Milano che si era rifiutata di sottomettersi. Si recò a Roma dove riaffermò l’autorità del papa e si fece incoronare imperatore, dopodiché tornò in Germania.
Nel 1158 Federico I riscese in Italia e proclamò un’altra dieta a Roncaglia nella quale chiese ai giuristi di bologna di dare un fondamento giuridico alle sue rivendicazioni. Costoro stabilirono che la volontà del re è fonte della legge e che solo l’imperatore poteva imporre le tasse, coniare la moneta, nominare magistrati ed armare eserciti.
Contro le decisioni dell’imperatore ci furono Milano e Crema. Federico I allora distrusse crema e mosse guerra a Milano che dopo due anni di assedio dovette arrendersi. Federico I allora ne affidò la distruzione a comuni minori che avevano subito le prepotenze milanesi, in poche settimane la città fu rasa al suolo.
La distruzione di Milano impressionò gli altri comuni che videro nell’imperatore una grande minaccia alla loro autorità. Così i comuni si coalizzarono nella lega lombarda, consacrata in un giuramento a Pontida, riconosciuta e ottenne il sostegno dal Papa, della Repubblica di Venezia e del Regno Normanno di Sicilia. La lega lombarda fece ricostruire Milano.
La battaglia decisiva combattuta tra la lega lombarda e Federico I fu a Legnano il 29 maggio 1176.
Nel 1183, dopo anni di trattativa si ottenne un accordo con la pace di Costanza, nella quale i comuni si sottomessero ma l’imperatore dovette ridagli i diritti di regalia che aveva revocato a Roncaglia.
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