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La Lega lombarda e l'alleanza con il papa

Nel 1158 Federico I scese in Italia, accompagnato da un forte esercito. Convocò una seconda dieta a Roncaglia, durante la quale si riappropriò delle regalie. Stabilì inoltre che in ogni città si insediasse un governatore imperiale proibendo qualsiasi altra forma di governo. Alcune città, in particolare Crema e Milano, si ribellarono a queste imposizioni. Per punizione furono rase al suolo: la prima nel 1160, la seconda nel 1162.
Con l'aiuto e l'adesione di papa Alessandro III (1159-1181), 22 città dell'Italia settentrionale diedero vita a un'alleanza, la Lega lombarda, che nel 1167 a Pontida giurò di combattere contro l'imperatore.
Milano venne ricostruita e, in una zona strategica al centro della pianura padana, venne fondata una nuova città, chiamata Alessandria in onore del papa. Il coinvolgimento del papa nella lotta dei Comuni portò in Italia la contrapposizione tra guelfi e ghibellini. Nel nostro paese, però, i due termini assunsero un significato diverso da quello originario:

- guelfi erano chiamati coloro che nella lotta fra il papa e l'imperatore sostenevano il papa;
- ghibellini, coloro che sostenevano l'imperatore.
Lo scontro decisivo tra Federico Barbarossa e la Lega lombarda fu rappresentato dalla battaglia di Legnano (1176). L'esercito lombardo, stretto intorno al carroccio - un carro attorno al quale combattevano le fanterie del Comune su cui stavano i trombettieri, il sacerdote e la croce - sbaragliò la cavalleria di Federico Barbarossa e riportò una clamorosa vittoria.
Dopo moti anni di trattative si firmò finalmente un accordo, la pace di Costanza (1183), in base al quale l'imperatore concedeva ai Comuni il diritto di governarsi autonomamente, ma essi dovevano formalmente riconoscere la loro appartenenza all'impero.
Anche con il papa i rapporti nel frattempo si erano distesi con la rinuncia da parte dell'imperatore a sostenere antipapi e a qualsiasi interferenza nei territori direttamente dominati dalla Chiesa.
Federico Barbarossa morì nel 1190 in Asia Minore durante la terza crociata. Prima di morire, però, l'imperatore riuscì a combinare il matrimonio (1186) del proprio figlio, il futuro Enrico VI, con Costanza d'Altavilla, l'erede del regno normanno di Sicilia: era l'unico risultato positivo della sua politica in Italia perché così si profilava una dinastia sveva nell'Italia meridionale.

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