L'Islam e la scienza


L'Islam ha attribuito grande importanza alla medicina, coerentemente con le prescrizioni di Maometto che ritiene che la cura del corpo, che è una creazione divina, sia un imperativo per il credente, in quanto non ci si può avvicinare a Dio impuri.
Fu per questo motivo che la medicina musulmana conobbe un grande sviluppo grazie a medici come Rhazes (865-925), Avicenna ( 980-1037) e al-Bīrūnī ( 973-1048), dedicando maggiore attenzione alla cura e alla farmacopea piuttosto che alla chirurgia.
Nella medicina gli Arabi non intaccarono le teorie di fondo dei Greci, ma le arricchirono con l'osservazione pratica e l'esperienza clinica. Stessa cosa avviene per la matematica, la chimica e la fisica. A Baghdad Mohammed ibn-Musa al-Khwārizmī (da cui la parola algoritmi); egli scrisse due opere di aritmetica e di algebra che svolsero un ruolo fondamentale nella storia della matematica. Una di queste è probabilmente la traduzione in arabo dell'opera di un matematico indiano vissuto nella prima metà del VII secolo; essa presenta un'esposizione così completa del sistema di numerazione indiano che forse a causa sua si diffuse in Occidente l'errata convinzione che il nostro sistema numerico sia di origine araba. Sempre a lui si deve l'introduzione nell'algebra di un'esposizione piana ed elementare dell'esecuzione delle equazioni, che si avvicina alla algebra elementare moderna.

Gli artigiani dell'impero islamico perfezionarono le arti del metallo, del legno e dei tappeti, della pietra, dell'avorio, del vetro e soprattutto dei tessuti, prima imitando i popoli conquistati poi creando stili nuovi che sono individuali e caratteristici. Per esempio le 'lame di Damasco', eccezionalmente dure e splendidamente decorate. Per secoli i fabbri occidentali cercarono di capirne il segreto di fabbricazione.

Hai bisogno di aiuto in Storia Medievale?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email