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La dinastizzazione delle signorie e il dominio degli Scaligeri


La dinastizzazione delle signorie

Alle frequenti alternanze di regime, durante la seconda metà del Duecento e l’inizio del Trecento, subentrò la tendenza a rendere stabilmente ereditario l’esercizio del potere signorile, in continuità con processi affermatisi già nei decenni centrali del secolo. Tipico di questo arco di tempo è il prolungamento a vita delle cariche comunali, la proclamazione degli arenghi cittadini, il conferimento dell’arbitrium giuridico. A livello culturale, circola enormemente il saggio di Egidio Colonna, il De regimine principum, scritto nel 1279 in onore di Filippo il Bello re di Francia, composto in linea con il pensiero di Aristotele e Cicerone, per unire politica ed etica. Il potere poteva essere concentrato anche nelle mani di un singolo, che però si distingueva dal tiranno perché seguiva il bene comune.

Il dominio degli Scaligeri

Tra le casate che per prime furono in grado di dar vita a domini dinastici c’è quella dei della Scala, famiglia cittadina con possessi nel contado ma priva di castelli e diritti signorili. La sua affermazione inziale fu sostenuta dal Popolo. Alla morte di Ezzelino da Romano nel 1259, subentrò un regime guidato dalle corporazioni e dalla domus mercatorum (la casa dei mercanti) che nominò suo Capitano di Popolo Leonardino della Scala detto il Mastino che in breve tempo riuscì a catalizzare su di se tutti gli interessi della città, suo fratello divenne vescovo, difensore della dinastia (1262-1387).

Bibliografia

Le signorie cittadine in Italia, Zorzi

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