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Crisi del 1300

Le gravi carestie del ‘300 sono dovute alla coincidenza di diverse situazioni. Per prima cosa vi fu una variazione climatica per cui gli inverni divennero più piovosi e resero i campi degli acquitrini. La produzione di cereali, l’alimento base, fu così minore. I proprietari terrieri cercarono allora nuove terre, ma essendo queste non fertili dopo i primi utilizzi portarono raccolti sempre più magri. L’Europa, che era sovrappopolata, aveva invece bisogno di più cibo. In seguito alle gravi carestie si sviluppò allora il flusso migratorio dalle campagne alle città; in questo modo, però, si addensò la popolazione delle città e si abbassarono le misure igieniche, favorendo il secondo motivo della crisi, ossia l’aumento delle epidemie. Con la diffusione di tifo, tubercolosi, lebbra, scrofole, vaiolo, si favorì l’epidemia della peste che in Europa provocò la morte del 30% della popolazione. Ultima causa furono le guerre, infatti, in seguito alla crisi agraria i signori feudali cercarono di reagire contendendosi la conquista delle terre. Gli eserciti che combatterono queste guerre saccheggiavano e devastavano le campagne perché i signori, che non hanno i soldi necessari per mantenerli, li autorizzarono ad arricchirsi a scapito dei contadini.
La peste colpì le persone di rango inferiore, ma fra queste il crollo demografico interessò più i consumatori che i produttori, poiché nelle campagne vi fu una minore diffusione e ciò causò una diminuzione del prezzo dei cereali. Inoltre aumentò il costo della manodopera, infatti, sebbene in misura minore anche i contadini furono colpiti dalla peste e di fronte alla forte richiesta di manodopera poterono pretendere maggiori salari, in questo modo i costi di produzione aumentarono e diminuirono le rendite signorili. Per reagire a questa situazione i signori in parte trasformarono la produzione diretta in indiretta, sviluppando il contratto a mezzadria, per il quale affittavano il terreno in cambio di metà del raccolto o del pagamento di canoni. In altri casi vi fu da parte dei signori uno sfruttamento dei contadini attraverso la diffusione della servitù e l’inasprimento di canoni e corveès. Altri signori attaccarono le ricchezze della Chiesa o si diedero al brigantaggio, mentre alcuni per compensare il caldo della produzione cerealicola diversificarono la produzione, puntando su generi di facile collocazione sui mercati. In alcune zone però i contadini agiati divennero man mano produttori indipendenti, infatti, erano riusciti a strappare ai signori contratti di affitto a lungo termine con canoni fissati che nel corso degli anni, con la svalutazione della moneta, diventarono sempre più vantaggiosi. Questi, che riuscirono a superare la crisi, poterono anche fare richiesta di beni manifatturieri e per questo motivo la produzione in questo settore non calò.

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