XIX secolo – Imperialismo
II possesso di vaste colonie e la conseguente disponibilità di materie prime favorirono l’ulteriore sviluppo delle industrie nelle nazioni più avanzate in Europa, America, Asia.
Questo accrescimento di potenza e di ricchezza determinò la nascita di una nuova tendenza, alla quale si accompagnarono ideologie adeguate: la tendenza all’imperialismo.
L’Imperialismo contemporaneo è diverso da quello antico. Anche nell’antichità vennero creati grossi imperi (assiro, persiano, romano), ed imperi si ebbero nel MedioEvo (il Sacro Romano Impero, l’impero arabo) o agli inizi dell’età contemporanea (l’impero napoleonico), ma gli imperi del passato erano basati sulla necessità (o sul desiderio) di soggiogare intere popolazioni e territori per sfruttarne il lavoro e le risorse.
L’imperialismo contemporaneo non presuppone necessariamente la conquista e il soggiogamento delle altre nazioni. Presuppone soprattutto il controllo politico ed economico di varie regioni da parte delle maggiori potenze. Si ebbe anche una dottrina dell’imperialismo (vi furono scrittori e teorici come gli inglesi Beniamin Kidd, Rudyard Kipling, i francesi Paul Le-roy-Beaulieu, Jules Ferry, i quali sostennero la validità del fenomeno), la quale sosteneva che, essendo stato diverso lo sviluppo storico degli uomini nel mondo, le nazioni più progredite avevano il diritto e il dovere di guidare i popoli «inferiori», di controllarli, di amministrarne le ricchezze e le risorse.
Ovviamente l’ideologia imperialistica nascondeva semplicemente l’intenzione delle grandi potenze di amministrare popoli e risorse unicamente nel proprio interesse.
Naturalmente a un’ideologia come quella imperialistica si accompagnano altre ideologie, (se così possono essere chiamate) come quelle del razzismo, del nazionalismo esasperato. L’ideologia dell’imperialismo, inoltre, non può essere disgiunta dall’uso della violenza per risolvere il problema dei rapporti fra i popoli.
C’è da dire che l'imperialismo nasce anche da esigenze connesse allo sviluppo della società industriale e del colonialismo. La possibilità di produrre quantità immense di merci rende necessaria la ricerca di un mercato ove si comperino queste merci, altrimenti il profitto dei produttori non si realizza. Questo mercato è rappresentato in parte dal mercato interno (cioè i compratori viventi nella nazione produttrice) e in parte dal mercato esterno (i compratori viventi in altre nazioni).
Siccome le nazioni produttrici sono molte, si scatena ovviamente una lotta a coltello fra esse per impadronirsi dei mercati interni ed esterni, in modo da vendervi i propri prodotti a discapito delle nazioni concorrenti.
Da quanto si è detto si può facilmente dedurre che lo sviluppo dell’industria e del colonialismo non solo portano all’imperialismo, ma portano fatalmente a dei conflitti gravi fra potenze. Ciò avvenne, infatti, nel secolo XX.

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