Spagna XIX secolo

In Spagna, dopo la caduta di Napoleone, erano tornati i Borboni. La Spagna, dove lo stato nazionale si era costituito in maniera particolare, (senza, cioè, un apporto determinante della borghesia) e dove la politica economica era stata sviluppata in maniera, non attraversava un periodo florido. La superficialità con la quale, fra l’altro, erano state governate le colonie (considerate soprattutto zone da sfruttare) aveva fatto sì che gli abitanti delle colonie stesse (ormai si erano create delle classi dirigenti autonome nelle colonie, spessissimo composte da meticci, creoli, cioè di uomini frutto dell'incrocio tra Spagnoli e indigeni) sentissero fortemente il bisogno di liberarsi del dominio spagnolo. Ciò avvenne proprio nel secolo XIX. Nel 1816 insorgeva il Venezuela, guidato da Simòn Bolìvar, nello stesso periodo Josè de San Martin guidava la rivolta dell'Argentina. Insorgevano anche le colonie dell’America centrale (Guatemala, Honduras, Nicaragua, Salvador, Costarica).
Bolivar e San Martin riuscirono ad infliggere agli Spagnoli gravi sconfitte (ad esempio a Ciacabuco) e a diffondere l’insurrezione in tutta l’America del Sud. Venivano così liberati il Cile, il Perù, i territori che attualmente chiamiamo Colombia, Ecuador, Uruguay.
Verso la metà del XIX secolo queste regioni erano divenute indipendenti e costituivano una nuova realtà politica mondiale.
Ovviamente la perdita di così ricche colonie rese ancora più difficile la situazione della Spagna, che da allora passò ai margini della storia europea e del mondo.
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