Negli anni trenta l’Europa stava andando incontro a quella che gli studiosi chiamano “guerra totale”, chiamata così perché vede la partecipazione di tutto il mondo, ci furono 50 milioni di morti e perché Hitler aveva preso un’imponente attività di riarmo. Gli Stati Uniti decisero di non intervenire più nelle questioni europee. Quindi Francia e Gran Bretagna rimasero sole contro la minaccia tedesca ed allora, fecero fronte comune e, per volere del premier britannico Neville Chamberlain, il quale scelse la politica dell’appeasement (“pacificazione”), fecero ai Tedeschi concessioni continue affinché poi Hitler non potesse scongiurare una nuova guerra. In realtà questa politica venne interpretata da Hitler come un segno di debolezza ed un incoraggiamento alle sue pretese. Per realizzare il Terzo Reich, Hitler rivolse le sue attenzioni all’Austria. Nel 1934 Engelbert Dollfus (cancelliere, esponente di destra cattolico) venne ucciso. Approfittando del disordine nel Paese, Hitler decise di avanzare per la conquista dell’Austria la quale si trovò sbarrata a Sud da Mussolini che schierò quattro divisioni di alpini sulla frontiera del Tarvisio e del Brennero, per far capire ad Hitler che l’Austria doveva rimanere autonoma. Nell’aprile del 1935, si tiene la Conferenza di Stresa nella quale Italia, Francia e Gran Bretagna fanno fronte comune contro la Germania, dichiarando che andavano mantenuti i patti della Pace di Versailles e che, quindi, l’Austria sarebbe dovuta rimanere autonoma. Mussolini però cominciò ad avvicinarsi al nazismo con alleanze sempre più strette e vincolanti. Nell’ottobre del 1936 tra Italia e Germania venne sottoscritto un patto d’amicizia con il nome di Asse Roma Berlino.

Nell’autunno del 1938 Mussolini, condizionato da Hitler, decise di introdurre anche in Italia le leggi razziali anti-ebraiche. L’URSS si trovò circondata da Germania, Francia e Gran Bretagna. La Germania avviò la strategia di espansione, spiazzando i suoi stessi alleati. Mussolini, allora, si ritrovò ad accettare e condividere le iniziative tedesche. Nel 1938 Hitler puntò sulla Cecoslovacchia, con la sua regione più ricca, la Boemia. Il 29-30 settembre del 1938 si tenne la Conferenza di Monaco, nella quale Chamberlain e il primo ministro francese Daladier con Mussolini e Hitler, trovarono un accordo per lo smembramento della Cecoslovacchia: i Sudeti furono annessi alla Germania e gran parte della Cecoslovacchia entrò nel controllo tedesco. Hitler chiese anche la Danzica ed una striscia di territorio attraverso la Polonia. Chamberlain capì che trattare con Hitler era impossibile: abbandonò perciò l’appeasement e si alleò con Francia e Polonia. Mussolini, seguendo i nazisti, nel 1939 occupò l’Albania e sottoscrisse il Patto d’Acciaio tra Italia e Germania il quale prevedeva che, se una delle due parti si fosse trovata in conflitto, l’altra avrebbe dovuto schierarsi al suo fianco. L’Italia accettò perché Hitler assicurava che non avrebbe preso iniziative belliche per alcuni anni, ma mentì, perché aveva già deciso di attaccare le Polonia. Nel 1939 ci fu un protocollo segreto tra Germania e Russia per spartirsi la Polonia. Il primo settembre del 1939, le armate tedesche varcarono i confini della Polonia e diedero inizio alla guerra.

La Germania, seguendo la tattica di guerra-lampo, Varsavia venne bombardata e semidistrutta, cadde in mano tedesca, nel frattempo l’Armata Rossa Sovietica, si impossessò della parte orientale della Polonia.
Francia e Regno Unito, che il 3 settembre avevano dichiarato guerra alla Germania, rinforzarono la Maginot, la linea fortificata lungo il confine tra Francia e Germania. Nel frattempo che l’Italia completava la preparazione militare, i Sovietici dopo aver occupato la Polonia orientale, attaccarono la Finlandia e gli Stati Baltici, mentre Hitler invase prima la Danimarca (che si arrese senza combattere) e poi la Norvegia (che cedette subito). Il 10 maggio 1940 Hitler invase Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo. Il 14 giugno 1940, i Tedeschi entrarono trionfanti a Parigi. La Francia venne divisa in due parti: la Francia Settentrionale sotto il controllo tedesco e Francia del Sud, sotto la guida del maresciallo Philippe Pétain, venne creata la Repubblica di Vichy. Il 10 giugno 1940 (quattro giorni prima dell’occupazione tedesca di Parigi) Mussolini annunciò l’entrata in guerra dell’Italia contro Francia e Gran Bretagna. Dopo le dimissioni di Chamberlain, si formò un governo di unità nazionale, guidato dal conservatore Wiston Churchill che era conscio che la guerra rappresentava lo scontro finale tra opposte ideologie, tra dispotismo e libertà. Infatti, quando Hitler gli propose la pace in cambio del riconoscimento delle sue conquiste sul continente, Churchill rifiutò volendo la “vittoria a tutti i costi”. Charles De Gaulle lanciava appelli alla resistenza contro i nazisti e al governo collaborazionista di Vichy.

Hitler nel luglio 1940 diede avvio all’operazione “Leone Marino” per dominare la Gran Bretagna. Per tre mesi la Luftwaffe, l’aviazione tedesca agli ordini di Herman Goering, effettuò tantissimi bombardamenti colpendo fabbriche, ferrovie, case, città (tra cui Londra). Gli Inglesi risposero con la loro Royal Air Force (RAF) con i nuovi sistemi di avvistamento: i radar. La battaglia d’Inghilterra, con la prima grande contesa aerea della storia, non ebbe l’esito sperato da Hitler. Fu costretto ad abbandonare l’intera operazione. Nell’ottobre 1940 Mussolini, per rispondere ad un’iniziativa tedesca in Romania, diede ordine di invadere la Grecia, che però oppose una imprevista resistenza, costringendo le truppe italiane a ripiegare in Albania. I Tedeschi, invece, occuparono i Balcani. Per il fallimento in Grecia, il capo di stato Badoglio fu costretto alle dimissioni. L’Africa Orientale Italiana venne perduta e presa dagli Inglesi nell’aprile 1941.

Nel 1941 Hitler pensava di dover occupare l’Unione Sovietica, con la distruzione del regime comunista staliniano. La Germania, in questo modo, si sarebbe impadronita di grandi risorse naturali (soprattutto petrolio) avendo poi via libera verso sud, per invadere l’ area meridionale britannica. In quel momento l’Unione Sovietica era minacciata dal Giappone. Con il Giappone, infatti, Hitler e Mussolini avevano, pochi mesi prima, stipulato il Patto Tripartito che univa Giappone, Germania e Italia. Il 22 giugno 1941, con l’operazione “Barbarossa”, la Germania attacca la Russia, dal Baltico al mar nero. Appoggiati da alleati rumeni, ungheresi, finlandesi e, più tardi, dal corpo di spedizione italiano l’Armir. Si giunse quasi a Leningrado, spingendosi verso il Caucaso ricco di giacimenti petroliferi. La Russia fu costretta ad arretrare e perse 3 milioni di uomini. Hitler non riuscì ad arrivare a Mosca. Mentre Stalin mobilitava la popolazione contro gli aggressori e riorganizzava la resistenza militare, l’esercito tedesco si trovò immobilizzato nelle pianure, esposto all’inverno russo. Cominciò, quindi, una lunga guerra di logoramento che indebolì i Tedeschi e preparò la riscossa dei Sovietici. Gli Stati Uniti non volevano ancora entrare in guerra, intanto sostenevano le nazioni amiche coinvolte nella guerra. Roosvelt, tuttavia, era conscio del pericolo nazista e avviò con Churchill un’intesa politica. Il 14 agosto 1941 Churchill e Roosvelt si incontrarono a bordo di una nave al largo dell’isola di Terranova (Canada) e sottoscrissero la Carta Atlantica. In questo documento si condannavano i regimi fascisti, si sanciscono i principi di libertà e autodeterminazione dei popoli, del libero scambio economico, della rinuncia degli Stati all’uso della forza, della cooperazione mondiale fra le nazioni. Il 7 dicembre 1941, senza dichiarazione di guerra, l’aviazione nipponica scatenò un massiccio bombardamento sulla base di Pearl Harbor, nelle Hawaii e flotta militare americana. Ottenuta la supremazia aeronavale, assicurò a Tokyo il controllo di Indocina, Thailandia, Birmania, Indonesia, Filippine. A questo punto gli Statunitensi entrarono in guerra insieme alle loro “fortezze volanti”. In base al patto Tripartito, anche Germania e Italia dichiararono guerra agli Stati Uniti. Nel 1942 l’espansione nipponica venne fermata dagli Americana con la battaglia del Mar dei Coralli e la battaglia delle isole Midway. Da allora i Giapponesi rinunciarono a nuove conquiste e cominciarono a subire la controffensiva americana che, grazie ai reparti di marines, riconquistò il terreno perduto.

La strategia di guerra della Germania fu contrastata da Stati Uniti e Gran Bretagna con i sonar e bombe di profondità. Nel dicembre del 1942 la Russia riuscì ad accerchiare il nemico (Germania). Da quel momento i Sovietici iniziarono una controffensiva verso l’Europa occidentale, che finirà solo con la conquista di Berlino.
I Tedeschi e i loro alleati si ritirarono dalla Russia. Nell’ottobre del 1942, vinta la battaglia di El Alamein, in Egitto, l’armata inglese costrinse i rimanenti italo-tedeschi ad arretrare fino a Tripoli. Il generale americano Eisenhower guidò lo sbarco delle truppe alleate sulle coste del Marocco e dell’Algeria. La guerra d’Africa ebbe termine e il fronte sud del Mediterraneo diventò la base di partenza per l’attacco alleato all’Europa nazista. Le nazioni che combattevano le forze dell’Asse rinsaldarono l’alleanza per sconfiggere il fronte avversario. Nel gennaio del 1943 a Casablanca, in Marocco, Roosvelt e Churchill stabilirono di ottenere la resa incondizionata del nemico.
Stalin si associò, ma chiese di scatenare un’offensiva in Francia, in modo da alleggerire la pressione dei Tedeschi in Russia. Si decise anche di approfittare delle difficoltà fasciste attaccando la Sicilia, il territorio più vicino e meno difeso.
Il fascismo, ora, appariva sconfitto sia sul piano militare sia su quello politico. Nel luglio 1943 gli Anglo-Americani sbarcarono in Sicilia e la occuparono. Il 25 luglio 1943 i membri del Gran Consiglio approvarono un documento di sfiducia al Duce. Vittorio Emanuele III convocò Mussolini per raccoglierne le dimissioni e lo fece arrestare. Al governo fu posto il maresciallo Badoglio che firmò un armistizio con Gran Bretagna e Stati Uniti.

Quando Hitler venne a sapere dell’armistizio tra Italia, Regno unito e Stati Uniti, comandò alle truppe tedesche, al comando del feldmaresciallo Albert Kesserling, di attaccare l’Italia. Fino all’aprile-maggio 1945 in Italia iniziò il periodo dell’occupazione tedesca. Mentre a Roma stavano giungendo in forze i Tedeschi, il re e i membri del governo lasciarono la capitale per trasferirsi a Brindisi, sotto la protezione anglo-americana. Fu un vero atto di codardia. In questo modo il re lasciò il Paese abbandonato a se stesso: l’esercito italiano si trovò senza ordini, in balìa dei Tedeschi. Molti soldati italiani vennero fatti prigionieri e deportati in Germania, altri disertarono, altri ancora opposero un’efficace resistenza armata, infatti molti furono massacrati a migliaia. Nel 1943 il governo Badoglio dichiarò guerra alla Germania, così l’Italia fu riconosciuta dagli Anglo-Americani come Paese cobelligerante.
Nel frattempo, Mussolini, detenuto a Campo Imperatore, nel Gran Sasso, fu liberato dai Tedeschi e portato provvisoriamente in Germania, dove ottenne da Hitler il permesso di ricostituire in Italia un nuovo Stato Fascista, la Repubblica Sociale Italiana (RSI), con sede governativa a Salò, sul Lago di Garda.
Alla fine del 1943 il territorio italiano si trovò diviso tra le regioni del Sud, occupate dagli Anglo-Americane sottoposte all’attività formale del governo Badoglio, e le regioni del Centro Nord, controllate dai Tedeschi e Fascisti della RSI.
Mussolini, ripreso il potere, fece giustiziare i gerarchi che gli avevano votato contro durante la seduta del Gran Consiglio tra cui il suo genero, il ministro Galeazzo Ciano. La Repubblica di Salò ricostituì un piccolo esercito, le brigate nere, utilizzate solo nelle attività di repressione delle ribellioni che si stavano diffondendo nei territori occupati. Nel Nord Italia, infatti, molti antifascisti si erano dati alla clandestinità e avevano imbracciato le armi per combattere nel movimento della Resistenza, diventando partigiani. Si formò il Comitato di liberazione nazionale (CLN), un organismo che rappresentava e coordinava le attività delle formazioni partigiane in lotta. Tra queste c’erano le Brigate Garibaldi, formati da comunisti; le Brigate Matteotti socialiste; le formazioni Giustizia e Libertà. Il ruolo del CLN Alta Itala (CLNAI),nella Resistenza, venne riconosciuto anche dagli Alleati, che assicurarono alle formazioni partigiane il loro sostegno, anche finanziario. Nel 1944 gli Anglo-Americani giunsero a Roma. Nella capitale, il socialista riformista Ivanoe Bonomi costituì un governo di unità nazionale, chiamando a raccolta tutte le forze antifasciste che facevano parte del Comitato di Liberazione Nazionale. Bonomi riconobbe il CLNAI, che coordinava l’attività delle formazioni partigiane in lotta. Gli alti comandi militari alleati diedero il via ad una grande offensiva europea in Normandia. Quindi ritennero non opportuno stringere i tempi dell’avanzata in Italia, tanto più i Tedeschi si erano riorganizzati in forze sulla linea Gotica. La Resistenza si dovette impegnare a fondo per mantenere il controllo dei territori. In alcune zone di montagna sorsero persino alcune repubbliche partigiane. A questo punto i nazifascisti risposero con rappresaglie contro la popolazione. Nel marzo 1944 a Roma, i Tedeschi delle cave Ardeatine avevano sorpreso 335 civili; il villaggio cuneese di Boves venne più volte incendiato; nel paese di Sant’Anna di Stazzema, i Tedeschi trucidarono 560 persone. Tra il 1943 e il 1945, Tedeschi e Fascisti della RSI attuarono sistematiche deportazioni di Ebrei italiani, arrestando almeno 7000 persone che furono avviate ai campi di concentramento e di sterminio (lager) della Polonia.

Nel giugno 1944 ci fu lo sbarco anglo-americano sulle coste francesi della Normandia. Grazie agli ordini del generale Eisenhower oltre 2 milioni di soldati sbarcarono in Normandia. Gli Anglo-Americani avanzarono verso la Germania. La guerra aerea fu intensificata e tutte le principali città della Germania (Brema, Berlino, Amburgo, Düsseldorf, Dresda) subirono devastanti bombardamenti a tappeto. In Francia furono i partigiani a liberare Parigi. Anche la Iugoslavia fu liberata dai partigiani al comando di Tito. Il 25 aprile 1945, giorno della Liberazione, il CLN comincia a dare l’ordine di sbarazzarsi dei Tedeschi. Mussolini tenta la fuga, ma invano, viene arrestato dai partigiani e ucciso il 28 aprile ed esposto a Piazza Loreto a Milano per ore. Si dice invece che Hitler il 30 aprile si sia suicidato in un bunker. Il suo corpo non ancora viene ritrovato. Il 7 maggio 1945, i generali tedeschi firmarono la Resa Incondizionata e il giorno successivo cessarono le ostilità.

Purtroppo la guerra nel Pacifico continuava ancora. I Giapponesi opponevano agli Americani una difesa accanita, utilizzando persino gli attacchi suicidi dei piloti kamikaze. Gli incessanti bombardamenti al tappeto sulle città nipponiche compresa quella dell’8 marzo a Tokyo (83.000 morti) non riuscivano a convincere i Giapponesi che il conflitto era ormai irrimediabilmente perduto.
Harry Truman (1945-1953), subentrato alla presidenza USA il 12 aprile 1945 alla morte di Roosvelt, decise di stroncare la resistenza nipponica ricorrendo alla bomba atomica. Il 6 e il 9 agosto 1945 due ordigni nucleari furono sganciati sulle città di Hiroshima e Nagasaki, che vennero totalmente distrutte, provocando centinaia di migliaia di vittime. A questo punto l’Imperatore Hirohito rinunciò a proseguire la guerra e offrì la resa incondizionata. L’armistizio venne firmato il 2 settembre 1945 e pose fine alla guerra.

Nel febbraio 1945, quando la guerra era ancora in corso, nella città di Jalta, si tenne la conferenza di Jalta nella quale Churchill, Roosvelt e Stalin avevano deciso che la Germania avrebbe dovuto essere sottoposta a una radicale opera di denazificazione. Quando divenne presidente Truman, decise di porre un freno alle mire espansionistiche sovietiche. Così quando nell’agosto 1945 si tenne la conferenza interalleata di Postdam, tra Sovietici e occidentali affiorarono insanabili contrasti. Gli Americani, sperando in future alleanze con la Germania, evitarono di imporle una pace troppo punitiva.
Nel luglio del 1946 ci fu la conferenza di pace a Parigi.

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