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Concetti Chiave

  • L'industrializzazione nell'Ottocento portò alla crescita della grande industria, trasformando l'economia europea e americana e rafforzando la borghesia.
  • La nascita di una nuova classe operaia, composta da lavoratori che chiedevano migliori condizioni di vita e politiche, segnò un importante cambiamento sociale.
  • La Rivoluzione industriale comportò l'uso crescente delle macchine nel lavoro, aumentando la produzione e abbassando i costi, ma riducendo le capacità tecniche richieste ai lavoratori.
  • Le fabbriche si concentrarono in regioni specifiche per minimizzare i costi di trasporto e sfruttare la disponibilità locale di risorse, dando vita a città industriali.
  • Le dure condizioni di lavoro nelle industrie portarono alla formazione di sindacati, attraverso cui i lavoratori, o proletari, iniziarono a lottare per i propri diritti e una migliore qualità della vita.

L'industrializzazione e la borghesia

Nel corso dell'Ottocento il fenomeno dell'industrializzazione si estese a diversi Paesi d'Europa e agli Stati Uniti. Se in precedenza le protagoniste dell'economia erano state l'agricoltura, l'artigianato, le piccole industrie, adesso la base dello sviluppo economico divenne la grande industria. Ciò comportò importanti mutamenti nell'economia, nella società, nella cultura di quell'epoca. I più rilevanti furono i seguenti:

- lo sviluppo di industrie, commercio e banche accresceva l'importanza della borghesia;

- A sua volta, la borghesia si rafforzava e assumeva un maggior peso politico;

- Con il moltiplicarsi delle fabbriche, si formava una nuova classe costituita dagli operai;

- La classe operaia rivendicava migliori condizioni di vita e una maggiore partecipazione politica;

- Furono fondati quindi partiti e associazioni che intendevano tutelare le masse di lavoratori;

- Nacquero teorie di spiegazione generale,la più importante delle quali fu il marxismo.

La rivoluzione industriale e le macchine

Con la Rivoluzione industriale, il lavoro della macchina iniziò a sostituire quello dell'uomo. Come conseguenza aumentò la produzione di beni e diminuì il loro costo. Si abbassò il livello di capacità tecniche richiesto al lavoratore; solo più tardi lo sviluppo tecnologico avrebbe nuovamente richiesto operai molto specializzati. I tempi e i ritmi di lavoro dipendevano ormai dalle macchine che dovevano funzionare senza tempi morti. Le lavorazioni dovevano essere organizzate con il minimo spreco di tempo e di denaro: le materie prime da trasformare dovevano risultare sempre disponibili, i prodotti finiti andavano immagazzinati e distribuiti anche a distanza. Il bisogno di energia e la pluralità delle macchine necessarie alle varie fasi di lavorazione consigliavano di concentrare svariati macchinari in un solo luogo: la fabbrica.

Concentrazione delle fabbriche e migrazione

Le fabbriche tendevano a concentrarsi negli stessi luoghi o nelle stesse regioni, perché le produzioni erano collegate. Il produttore di filati forniva la materia prima al produttore di tessuti e far sorgere le due fabbriche lontane una dall'altra avrebbe fatto aumentare i costi di trasporto.

Talvolta ciò era dovuto alla disponibilità locale di materie prime: l'industria siderurgica nacque vicino alle miniere di ferro e di carbone. La concentrazione delle industrie sviluppò grandemente città e regioni industriali. Le fabbriche avevano bisogno di lavoratori, per cui molti contadini e braccianti abbandonarono le campagne per lavorare in fabbrica: le paghe dell'industria, pur se molto basse, rappresentavano un miglioramento e un fattore di stabilità per chi era abituato a vivere di stenti.

Condizioni di lavoro e sindacati

Gli aspiranti operai erano assai più numerosi dei posti disponibili. Di ciò approfittarono le prime industrie che offrivano salari bassi e condizioni di lavoro assai dure, con orari giornalieri di 12/24 ore. Veniva sfruttato in modo simile anche il lavoro dei bambini e delle donne. Questa situazione si protrasse finché i lavoratori non si unirono in organizzazioni, i sindacati, in grado di far sentire la loro voce e di rappresentarli. I lavoratori delle fabbriche furono detti proletari. Essi costituirono una classe sociale più articolata e composita: la classe operaia.

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Domande da interrogazione

  1. Quali furono i principali cambiamenti economici e sociali causati dall'industrializzazione nel XIX secolo?
  2. L'industrializzazione portò allo sviluppo della grande industria, accrescendo l'importanza della borghesia e dando vita a una nuova classe operaia che rivendicava migliori condizioni di vita e maggiore partecipazione politica.

  3. Come influenzò la Rivoluzione industriale il lavoro e la produzione?
  4. La Rivoluzione industriale sostituì il lavoro umano con quello delle macchine, aumentando la produzione e abbassando i costi, mentre i ritmi di lavoro divennero dipendenti dalle macchine, richiedendo un'organizzazione efficiente delle lavorazioni.

  5. Perché le fabbriche tendevano a concentrarsi in determinate aree?
  6. Le fabbriche si concentravano in luoghi specifici per ridurre i costi di trasporto e per sfruttare la disponibilità locale di materie prime, come nel caso dell'industria siderurgica vicino alle miniere di ferro e carbone.

  7. Quali misure adottarono i lavoratori per migliorare le loro condizioni di lavoro?
  8. I lavoratori, sfruttati con salari bassi e condizioni dure, si unirono in sindacati per far sentire la loro voce e rappresentare i loro interessi, dando vita a una classe operaia più articolata e consapevole.

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