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La Rivoluzione francese

Nel 1700, la Francia è ancora una monarchia assoluta, in cui il sovrano detiene tutto il potere. La società è divisa in quattro ordini: clero, nobiltà e terzo stato. I nobili e il clero possiedono il 40% dei territori e godono di molti privilegi. Il terzo stato è costituito dal 98% della popolazione e comprende diversi cittadini, dai bancari ai mendicanti; è l’ordine su cui grava tutta la pressione fiscale. Ma questo regime conduce a una crisi, che sfocia in una rivoluzione. Inizialmente, il terzo stato, comincia a rivendicare i propri diritti contro i privilegi degli altri due ordini. Intanto, la Francia cade in una grave crisi economica e finanziaria, a causa delle grandi spese militari e degli sfarzi della corte di Versailles. Per far fronte a questa crisi, aumentano le tasse sul terzo stato e il re Luigi XVI si fa affiancare da due ministri: Necker e Turgot.
Questi consigliano al re di imporre le tasse anche al clero e alla nobiltà per accontentare il terzo stato, ma ciò non accade: il 5 maggio 1789 vengono convocati gli Stati generali a Versailles. Giungono i rappresentanti dei tre stati e vengono presentati i Cahìers doléance in cui si espongono le critiche al re. Il terzo stato, inoltre, chiede la votazione a testa e non quella per ordine. Questo perché nella votazione a testa il voto i ogni persona vale uno, mentre in quella per ordine, il valore dei voti cambia a seconda della classe sociale a cui si appartiene. Il re, però, nega questa richiesta. Quindi il 22 giugno 1789, il terzo stato abbandona gli Stati generali e si ritira nella sala della Pallacorda (antico sport antenato del tennis) e fonda l’Assemblea nazionale costituente. Il 14 luglio 1789, inizia ufficialmente la Rivoluzione francese, con la presa della Bastiglia.

La Bastiglia era un carcere in cui c’erano i detenuti politici, si pensa fosse un deposito di armi e rappresenta il simbolo dell’assolutismo. Per assaltarla, ci sono voluti 30000 fucili e quattro cannoni. La vittoria è dei rivoluzionari, ma le perdite è di circa 100 vite. Il governatore della Bastiglia viene decapitato e la sua testa messa in bella mostra su una lancia la Palazzo reale. Intanto, nelle campagne parigine, si diffonde la notizia che il re stesse addestrando un esercito per andare contro l’Assemblea nazionale costituente. Perciò i contadini, iniziano ad assediare i castelli dei ricchi signori e a bruciare i registri in cui sono elencati i privilegi dei nobili. Questo periodo della “grande paura” durò pochi giorni e fu limitato alla zone centrali della Francia. Il 26 agosto 1789, i diritti del terzo stato vengono finalmente riconosciuti. Si cambiano i colori della bandiera che diventa blu, rossa e bianca e si approva la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino che si basa sui principi illuministi di liberà, uguaglianza e fratellanza. Vengono abolite le corvée, le decime, si afferma il governo cittadino e si aboliscono le distinzioni tra i vari ordini e si costringe il re Luigi XVI a firmare il documento.
Nel settembre 1791, si stipula la prima costituzione e la Francia diventa una monarchia costituzionale. Il potere esecutivo va al re, quello legislativo all’Assemblea costituente e quello giudiziario a giudici. Si aboliscono gli ordini religiosi inutili e si decide che il clero deve sottostare allo Stato. Si forma il Parlamento, composto da destra, centro e sinistra. A destra abbiamo i conservatori o foglianti, il cui nome deriva dall’abate di Feullant; al centro c’erano i moderati o palude; a sinistra i progressisti o giacobini, il cui nome deriva dai frati giacobini. I giacobini, a loro volta, si dividono in girondini, il cui nome deriva dalla regione della Gironda e rappresentano la ricca borghesia e montagnardi che sedevano ai posti più alti del parlamento e assumono una posizione più radicale, estremista e violenta. Per proteggere le conquiste attuate dalla Rivoluzione, si forma un gruppo di guerrieri, la Guardia nazionale, comandata da La Fayette. In questo periodo, si afferma anche una nuova classe: i sanculotti, nome usato dagli aristocratici per definire coloro che non portavano le coulotte (calzoni al ginocchio), ma calzoni lunghi. Hanno un abbigliamento semplice, aboliscono l’uso del servile “voi” e fra loro si danno del “tu”, sono artigiani, salariati e piccoli commercianti; sono organizzati nei club e in alcune sezioni dei giacobini. Anche le donne partecipano a questo movimento, impugnando loro stesse le armi o lavorando al posto del marito in periodi di guerra.
Quindi, il governo rivoluzionario riconosce alle donne il diritto all’eredità e al divorzio, ma non quello alla rappresentanza. Dal 1792 fino al 1815, si susseguono una serie di guerre che terminano con il Congresso di Vienna nel 1815. Durante questo periodo. Il re si allea con la Prussia, l’Austria e con il Regno di Sardegna per contrastare i parigini. Nel giugno 1793 la convenzione approva una nuova Costituzione a suffragio universale maschile. A Valmy, i rivoluzionari sconfiggono l’alleanza ma subito se ne crea un’altra tra Prussia, Inghilterra, Russia, spagna e Austria. Anche questa viene sconfitta e contro i rivoluzionari si armano il clero e la nobiltà. Ma dal 1793 al 1794, sale al potere Robespierre che inaugura il “periodo del terrore” e il Comitato di Salute Pubblica. Impone un clima intimidatorio, approva le leggi sui sospetti, impone una leva di massa, dà il comando dell’esercito ai valorosi e non più ai nobili. Durante il suo anno di governo attua un processo di scristianizzazione, favorendo il culto della Ragione; inoltre, introduce il calendario rivoluzionario. Solo in questo anno muoiono ghigliottinate 4600 persone. Ma il suo regime non può più durare: il 27 luglio 1794 Robespierre è accusato di tirannia e giustiziato. Dopo la fine del “terrore” si approva una nuova Costituzione nel 1795, nasce il Direttorio, governo di cinque persone con Parlamento bicamerale a suffragio universale.

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