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Persia dei Sassanidi

Dopo la caduta del grande impero persiano di Dario III, sconfitto da Alessandro Magno ,l’altopiano iranico (che comprendeva l’attuale Turchia e l’Iran) venne diviso in diversi regni. La morte prematura di Alessandro portò infatti alla formazione di nuovi Stati indipendenti. L’Armenia fu governata dalla dinastia dei Seleucidi, mentre la Partiana, nella regione nord-orientale, divenne indipendente sotto la famiglia degli Arsacidi e costituì per alcuni secoli lo Stato più forte dell’altopiano,assoggettando anche la Persia, posta nella zona meridionale, lungo il golfo Persico.
I Parti furono, a oriente, implacabili nemici dell’impero romano, che combatterono con accanimento per oltre tre secoli. Ma, nel 226 d.C., il principe persiano Artaserse (in persiano Ardashir), nipote del re Sasan, sconfisse i Parti e diede vita a una dinastia (quella dei Sasanidi appunto), che riuscì a ricostituire un grande regno unitario sull’altopiano, governando per oltre quattro secoli.
Sotto i Sasanidi la Persia conobbe un altro grande periodo di splendore, sia politico che culturale. Essi combatterono a lungo contro i Romani, infliggendo numerose sconfitte alle truppe imperiali; il re persiano Sapore i riuscì addirittura a fare prigioniero l’imperatore Valenano, che in seguito morì in carcere. I Sasanidi occuparono quindi parte dell’Armenia, della Siria e dell’Arabia meridionale.
La dinastia sasanide si estinse nel 651, con la morte del suo ultimo re, Yezdegered III, sconfitto e ucciso dagli eserciti arabi, che, sotto la spinta della predicazione di Maometto, conquistarono tutta la Persia.
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