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Il fascismo


Il fascismo nacque in Italia da una situazione politica instabile. L’Italia era uscita vittoriosa dalla Prima Guerra Mondiale e aveva espanso i propri territori. Nonostante tutto, le conseguenze del conflitto erano state gravissime: moltissime le vittime e i feriti, per non parlare della situazione economica. I reduci avevano perso il lavoro, così come gli operai. Scoppiarono in molte città scioperi e manifestazioni.
In questa situazione di incertezza e malcontento generale, emerse Benito Mussolini, un giornalista che decise di entrare in politica dopo la fine della Grande Guerra. Fondò a Milano un'associazione, i Fasci di Combattimento, detta anche Camicie Nere, dal colore della divisa.
Nel 1921, Mussolini trasformò il movimento in un partito politico: nacque il Partito Nazionale Fascista.
Nell’ottobre 1922 Mussolini decise di salire al potere. Ordinò alle Camicie Nere, chiamate anche squadristi, di marciare con lui su Roma. La Marcia su Roma fu un vero successo. Il re Vittorio Emanuele III di Savoia non intervenne contro i fascisti e così Mussolini poté formare il nuovo governo. Alle elezioni del 1924, svoltesi in un clima di minacce, Mussolini ottenne la maggioranza.
Benito Mussolini rafforzò il proprio potere e si fece chiamare Duce. Gli antifascisti furono esiliati o uccisi.
Nelle scuole divenne obbligatorio l’insegnamento della cultura fascista; i giovani furono organizzati in associazioni di tipo militare, come i Figli della Lupa, i Balilla e le Piccole Italiane.
Le feste, le gare sportive e le parate ufficiali divennero l’occasione giusta per esaltare il Fascismo. La propaganda fu attuata anche attraverso giornali, radio e cinema.
Nel 1929 Mussolini e papa Pio XI firmarono i Patti Lateranensi. Il cattolicesimo divenne religione di Stato.
Mussolini attuò un piano di bonifica delle zone paludose, tra cui le Valli di Comacchio e l’Agro Pontino. Abolì la libertà di stampa, di parola e addirittura di pensiero. L’Italia rimase un Paese arretrato.
Il Governo fascista decise, nel 1936, di trasformare l’Italia in una potenza coloniale: iniziò infatti la conquista dell’Etiopia. Nello stesso anno Mussolini firmò con Hitler un patto di alleanza: l’Asse Roma - Berlino.
Nel 1938 furono emanate le leggi razziali antisemite.

Il nazismo


Dopo la fine della Grande Guerra in Germania nacque il Partito Nazionalsocialista dei lavoratori. Adolf Hitler ne entrò a far parte nel 1919. Questo partito aveva ideali nazionalisti e razzisti; Hitler gli diede come simbolo una croce celtica, detta svastica.
In quel periodo la situazione economico – sociale della Germania era tragica: la debole Repubblica di Weimar non riuscì a evitare una grave crisi che rese il marco quasi privo di valore. Inoltre i tedeschi non riuscirono ad accettare la sconfitta della Prima Guerra Mondiale e dovevano pagare le “riparazioni di guerra” ai vincitori. I nazisti, nel 1923, tentarono un colpo di stato, il cosiddetto “putsch di Monaco”, che però fu un fallimento. Un’altra crisi economica mondiale, nel 1929, rese ancora più grave la situazione e lasciò molti tedeschi senza lavoro.
Hitler, data la drammatica situazione, salì al potere e conquistò l’attenzione del popolo, promettendo di far diventare la Germania un Paese potente. Spiegò che all’origine di tutti i problemi c’erano gli ebrei e i comunisti, che quindi dovevano essere eliminati. La razza ariana era superiore e, a causa delle razze inferiori, aveva cominciato una pericolosa decadenza.

Hitler organizzò due squadre di difesa: la Gestapo (polizia segreta di stato) e le schutzstaffeln , o SS, che avevano il compito di catturare e uccidere gli oppositori politici.
Il presidente della Germania Paul von Hindenburg offrì a Hitler, nel 1933, la carica di cancelliere. Dopo poco il Reichstag fu incendiato dai nazisti stessi, che diedero però la colpa ai comunisti. Hitler approfittò della situazione e convinse il Presidente ad affidargli i poteri straordinari. Nel 1934 Hindenburg morì e Hitler divenne il Führer, cioè la “guida” di tutta la Germania.

La politica nazista si basava sull’antisemitismo. Gli ebrei furono cacciati da tutte le cariche importanti e dal 1935, con l’approvazione delle leggi di Norimberga, iniziò la loro persecuzione.
I testi scolastici furono riscritti e divennero, con il cinema, la radio e i giornali, un potente mezzo di propaganda. I bambini furono organizzati nella Gioventù hitleriana, un’associazione che li preparava a diventare dei soldati fedeli al Führer.
Nel 1938 le truppe di Hitler invasero l’Austria, annettendola al Reich (Hitler definiva la Germania un impero).
Hitler promise di non invadere più alcuno Stato, ma mentiva. Infatti nel settembre 1939 invase la Polonia, dando inizio alla Seconda Guerra Mondiale.
Fascismo e Nazismo caddero rispettivamente nel luglio 1943 e nell’aprile 1945. Mussolini fu ucciso dai partigiani italiani nel 1945, mentre Hitler si suicidò nel suo bunker di Berlino.
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