Fratelli Bandiera, Gioberti ed il neoguelfismo


Dopo il fallimento dei moti da lui promossi, Mazzini venne espulso dalla Francia e si riparò prima in Svizzera, (dove diede vita alla Giovine Europa, una società segreta destinata a raccogliere tutti i patrioti e i liberali europei), poi a Londra. Nei 1844 un gruppo di mazziniani dette vita ad un altro isolato tentativo insurrezionale, che si concluse con Ia morte dei giovani patrioti. È l’episodio dei fratelli Emilio e Attilio Bandiera, due giovani veneti costretti a militare come ufficiali nella marina austriaca. I fratelli Bandiera ed i loro compagni tentarono di fare insorgere i marinai della flotta austriaca, ma il piano fallì. Sbarcarono allora sulle coste calabresi, con l’intenzione di invitare all’insurrezione contro i Borboni le popolazioni meridionali. I contadini, ignoranti e spaventati dalla propaganda borbonica e clericale che dipingeva i patrioti come mostri e criminali, assalirono i giovani del gruppo, consegnandoli alle forze borboniche. I fratelli Bandiera vennero fucilati nel vallone di Rovito, presso Cosenza.
Un altro Italiano che dette un contributo alla lotta politica nel XIX secolo fu Vincenzo Gioberti.
Gioberti era un sacerdote torinese (1801-1852) al quale si deve un libro famoso, intitolato «Del primato morale e civile degli Italiani».
In quest'opera Gioberti espresse il pensiero di molti cattolici italiani, i quali ritenevano che si potesse venire ad un accordo fra tutti i sovrani che regnavano in Italia, in modo che si associassero tra loro in una Confederazione italiana, a capo della quale doveva essere il papa.
La dottrina di Gioberti fu detta neoguelfismo (ricordate cosa significava nel Medioevo la parola «guelfo»?), cioè «nuovo guelfismo».
Bisogna osservare che le tesi di Gioberti erano piuttosto anacronistiche e che, se fossero state realizzate, avrebbero impedito ulteriormente la formazione dello stato nazionale. Ebbero comunque poco seguito.

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