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Calendari e orologi


Anche gli Egizi, come i popoli della Mesopotamia, elaborarono un proprio calendario. Costruito in base all’osservazione degli astri (sole, luna, stelle), esso era anche strettamente collegato con le inondazioni del Nilo e con le fasi dell’agricoltura che ne derivavano.
Il calendario prevedeva un anno costituito da 12 mesi; ogni mese era di 30 giorni e ogni giorno era diviso in 24 ore. L’inizio dell’anno era fissato al mese di giugno, ai sorgere nel cielo notturno della stella Sino, la più luminosa. Tale apparizione coincideva approssimativamente con l’inizio dell’inondazione. L’anno era diviso in tre stagioni di quattro mesi ciascuna: l’inondazione; il ritorno delle acque nel letto del fiume; il raccolto.
Gli Egizi furono tra i primi a utilizzare orologi solari, cioè basati i sullo spostamento delle ombre col passare delle ore. Uno di questi orologi è conservato nel Museo di Berlino: l’asse di legno, con una sbarra trasversale al centro, aveva alcune tacche sulle quali cadeva l’ombra della sbarra. Anche gli obelischi potevano essere utilizzati come orologi solari: in pratica funzionavano come una vera e propria meridiana.
Per la notte invece gli Egizi utilizzavano le clessidre ad acqua e a sabbia.
Un esemplare di clessidra ad acqua fu ritrovato nel tempio di Amon a Kamak (a circa 500 chilometri a sud del Cairo) e risale al 1360 a.C.
Il funzionamento della clessidra è semplicissimo: l’acqua (o la sabbia) contenuta nel vaso più alto passa attraverso un piccolo foro nel vaso più basso. All’interno di quest’ultimo sono segnate tacche corrispondenti al livello che la sabbia, o il liquido, raggiunge nelle varie ore.
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