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La società di massa

Tra il 1870 e il 1910, l'Europa industriale conobbe un mutamento del suo sistema politico sull'onda delle emergere e delle masse nella vita civile. Ciò influì nel sistema istituzionale degli stati liberali, basato sulla partecipazione politica di ristrettissimi gruppi di cittadini maschi e appartenenti ai ceti benestanti. Sotto la spinta dell'ascesa sociale delle classi lavoratrici, dei ceti urbani e rurali, e della piccola borghesia, cominciarono a manifestarsi forti tendenze all'allargamento del Suffragio, sostenute soprattutto dai neonati movimenti socialisti e femministi. La trasformazione in senso democratico delle monarchie parlamentari fu inoltre accelerata dal superamento dei sistemi elettorali uninominali. Il sistema proporzionale andava nella direzione di un allargamento della rappresentanza che avrebbe superato la vecchia forma della lotta politica fondata sullo scontro tra notabili locali. A mano a mano che cresceva il numero degli elettori, divenne indispensabile dotarsi di strutture stabili e capaci di organizzare la mobilitazione di grandi masse attorno ai programmi e ai candidati. Furono soprattutto i partiti socialisti a dar vita complesse macchine organizzative completamente nuove rispetto ai partiti di origine liberale. Essi si collegarono con altri movimenti organizzati del proletariato, come i sindacati e le cooperative. Sia le forze cattoliche, sia le forze conservatrici infatti si rivolgevano alle campagne per trovare consensi alle proprie azioni. Parallelamente a questi progressi, l'Europa fu percorsa da movimenti di massa reazionari e nazionalisti in cui confluirono stati sociali piccolo-borghesi, popolari, oltre ai ceti dominanti.
La società di massa manifestò nuovi comportamenti sociali:le masse proletarie, la piccola borghesia urbana e rurale incominciarono ad accedere i beni di consumo che la moderna industria fordista produceva su larga scala. Il mercato interno si allargò e il livello di vita aumento sensibilmente; i grandi magazzini, il cinema, la pubblicità, i mezzi di trasporto trovarono un più ampio pubblico. La nascita di grandi partiti nazionali coincise con la scelta legalitaria e parlamentare del Movimento Operaio che decise di assestarsi su un programma valido a realizzare riforme sociali ed economiche.
Nel 1891 la costituzione della “Seconda Internazionale” (organizzazione socialista e operaia) rappresenta un primo superamento delle chiusure nazionali dei vari partiti, al suo interno si verificarono però forti contrasti. La scelta informata delle classi dirigenti socialiste condusse alla conquista di significativi garanzie per i lavoratori, ma implicò anche una sostanziale subordinazione dei partiti dei lavoratori alle strategie politiche dei diversi Stati. Di fronte a potenti fermenti ideologici come il colonialismo, la superiorità della razza bianca, il militarismo, l’ internazionalismo manifestò le sue debolezze.
Allo scoppio della Grande Guerra quasi tutti i partiti socialisti votarono i crediti di guerra poggiando così la partecipazione del proprio paese al primo grande conflitto mondiale.
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