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Socialisti e cattolici

La politica giolittiana verso i sindacati

L’atteggiamento di neutralità assunto da Giolitti nelle vertenze sindacali fu mantenuto anche nel corso del grande sciopero che scoppiò nel 1904 e che fu guidato dalle camere del lavoro e dai socialisti. Si trattò di uno sciopero generale che intendeva protestare contro l’uccisione da parte della polizia di alcuni lavoratori che stavano effettuando una manifestazione di protesta a Buggerru, presso Cagliari. Nei giorni successivi lo sciopero si allargò ad altre regioni dell’Italia settentrionale. La direzione del PSI, pur approvando lo sciopero, non intervenne attivamente in esso e si divise tra i riformisti, che volevano limitare la sua durata, e i rivoluzionari, che intendevano utilizzarlo per fare cadere il governo Giolitti.

La politica giolittiana verso i socialisti

Giolitti si era sempre preposto di stabilire rapporti in collaborazione con i socialisti riformisti. Egli riteneva, che essi rappresentassero la classe operaia dell’Italia settentrionale. Ma il PSI non aveva un’organizzazione monolitica: per esempio, non esisteva una stretta unità di azione tra i deputati socialisti e la direzione del partito. I riformisti erano fortemente rappresentati tra i deputati, ma erano molto più deboli nelle sezioni del partito. Turati, propenso a collaborare con Giolitti, doveva tener conto dell’avversione che la base del PSI nutriva contro la politica giolittiana. Se avesse proposto e sostenuto troppo apertamente la collaborazione con Giolitti, non solo non avrebbe avuto con sé la maggioranza del partito, ma avrebbe potuto essere accusato di tradimento dagli ideali socialisti. Per questo motivo, il tentativo di Giolitti di stabilire buoni rapporti con i socialisti riformisti fallì.

I massimalisti e Benito Mussolini

Negli ultimi anni dell‘età giolittiana la corrente riformista del PSI s’indebolì, mentre si rafforzava quella massimalista. I massimalisti erano così chiamati perché volevano realizzare il programma socialista “massimo”, quello della rivoluzione, mentre i riformisti proponevano un programma minimo, da attuare attraverso le riforme.
Nel luglio 1912 si tenne a Reggio Emilia il XII congresso del PSI. Benito Mussolino chiese e ottenne l’espulsione dei riformisti Leonida Bissolati e Ivanoe Bonomi, che costituirono un nuovo partito, il Partito socialista riformista mentre la tendenza massimalista assumeva la guida del PSI, con Costantino Lazzari alla segreteria del partito e Mussolini alla direzioni dell’ “Avanti”, giornale di efficace propaganda contro Giolitti.

Appartenente a una famiglia della piccola borghesia Mussolini aveva seguito fin da ragazzo le idee del padre, che alla nascita, gli aveva dato il nome dell’eroe nazionale messicano Benito Juarez. Dopo avere conseguito il diploma di maestro, era emigrato in Svizzera, in cerca di fortuna, ma si era poi dedicato all’attività politica e giornalistica, che aveva continuato al suo ritorno in Italia

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