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In seguito ai trattati di pace l’Italia si era vista sottrarre le terre che avrebbe dovuto ottenere come vincitrice e questo insieme alle agitazioni dei bolscevichi bianchi e rossi causò l’indebolimento dello stato liberale, per questo D’Annunzio alla guida dei legionari ex-combattenti riuscì ad ottenere la città di Fiume dove instaurò una reggenza del Carnaro. Nonostante ciò fu importante per l’Italia tuttavia si rischiava di entrare in conflitto con la Yugoslavia. D’Annunzio, una volta divenuto una figura importantissima per Fiume, fece emanare dal sindaco una Carta del Carnaro che si basava su principi rivoluzionari ma che non fu mai attuata.
Fu invece in grado di realizzare, D’Annunzio, un progetto che vedeva proprio in Fiume un punto di riferimento per gli altri paesi che rivendicavano la loro indipendenza e a queste iniziative si sarebbe dovuto affiancare il partito socialista per promuovere una rivolta popolare all’interno dell’Italia stessa, tuttavia sia il partito che le camere di lavoro si rifiutarono di appoggiare l’iniziativa del poeta. Ad appoggiarla fu invece Mussolini che fornì anzi informazioni più concrete per una possibile rivolta.

Proprio per gli avvenimenti di Fiume e per gli atteggiamenti di D’Annunzio, il poeta si sostiene sia stato il promotore inconsapevole delle forme espressive e dei modi di agire che saranno presto adottati dal fascismo.
Per far fronte a questi spiriti di ribellione che tuttavia non furono contrastati da Nitti, egli comunque instituì la Guardia Regia per eliminare alcune delle cause delle ribellioni.
Tuttavia lo spirito ribelle del popolo emerse concretamente alle elezioni del 1919 alle quali ottennerò un risultato straordinario i partiti di massa, socialista e popolare, a fronte dei partiti tradizionali e di quello fascista che non ottennè neanche un seggio. Per questo si parlò di Caporetto Liberale.

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