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Seconda parte della Prima Guerra di Indipendenza

Nel marzo 1849 Carlo Alberto per le insistenze dei democratici e per il desiderio di vendicare la precedente sconfitta, denunciò armistizio e riprese la guerra contro l’Austria.
Il comando supremo fu affidato al generale Chrzanowski, uno dei capi della rivolta polacca del 1830; ma la scelta non fu felice sia perché si dimostrarono ostili i generali piemontesi, che si videro preferire uno straniero, sia perché si dimostrarono ostili i generali piemontesi, che si videro preferire uno straniero, sia perché lo Chrzanowsky aveva scarsa conoscenza dei luoghi ed anche della lingua italiana. Inoltre per la negligenza del generale Ramorino, colui che aveva partecipato infelicemente al moto mazziniano del 1834 (e che questa volta pagò con la vita, dopo un processo per tradimento), non fu difeso il passaggio del Po e Pavia e gli Austriaci entrarono facilmente in Piemonte.
Affrontati dallo Chrzanowski a Novara, dopo un’aspra battaglia durata dal 21 al 23 marzo, sconfissero i Piemontesi ed il Radetzky impose l’armistizio a dure condizioni.

Allora Carlo Alberto compì un gesto con cui riscattò in parte gli errori del passato: affinché il Piemonte potesse ottenere dall’Austria più miti condizioni, abdicò a favore del figlio Vittorio Emanuele II e si ritirò in esiliò ad Oporto, dove morì pochi mesi dopo. Vittorio Emanuele II, nell’armistizio di Vignale, seguito poi dal trattato di pace di Milano, poté salvare l’integrità territoriale del suo Stato e dovette pagare un’indennità di guerra, ma molto minore di quella che era stata richiesta al padre.

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