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Operazioni militari nella Prima Guerra d'Indipendenza

Dopo qualche successo riportato a Pastrengo e a Goito, Carlo Alberto col grosso esercito pose l’assedio a Peschiera, una delle fortezze del Quadrilatero. Al Radetzky giungevano intanto rinforzi al comando del Nugent, che il Durando affrontava con esito sfavorevole a Cornuda. Le truppe austriache furono allora condotte dal Radetzky a Verona attraverso Mantova con l’intento di assalire alle spalle i Piemontesi che assediavano Peschiera.
Ma grazie alla resistenza dei Toscani a Curtatone e a Montanara, fu possibile a Carlo Alberto, ordinata una conversione dell’esercito, affrontare il nemico a Goito e sconfiggerlo (30 maggio); Peschiera si arrese e i soldati, entusiasti, acclamarono Carlo Alberto re d’Italia. Egli fece pressione sui governi provvisori (Milano, Parma, Modena, province venete, Venezia) affinché votassero l’annessione al Piemonte e quelli, nonostante la riluttanza dei democratici, acconsentirono.

La guerra fu proseguita però con scarsa energia.
A Vincenza il Durando, dopo una resistenza accanita, fu costretto a capitolare. Infine, essendo affluiti altri rinforzi austriaci, a Custoza l’esercito piemontese fu sconfitto (23-25 luglio) e cominciò la ritirata.
Mentre i milanesi avrebbero voluto resistere, Carlo Alberto capitolò; fu stipulato a Vigevano dal generale Salasco un armistizio, in base al quale l’esercito sardo doveva ritirarsi al di là del Ticino, abbandonando la Lombardia. Senza accettare l’armistizio, continuò a combattere coi suoi volontari Garibaldi, che si rifugiò poi nella svizzera, mentre anche Venezia si preparava a resistere agli Austriaci, dopo avere allontanato i commissari piemontesi e proclamato di nuovo la Repubblica sotto Daniele Manin.

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