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L'Italia entra in guerra il 10 Giugno 1940. Mussolini sa bene che l'arretratezza tecnologica e le spese sostenute per la guerra di Spagna e d'Etiopia no consentono al Paese una lunga autonomia bellica, ma giudica la guerra di breve durata e fiuta i vantaggi di sedere al tavolo della pace da vincitore. Nei primi scontri contro la Francia, gli italiani vengono bloccati sui passi alpini. L'attacco contro il porto di Taranto evidenzia la debolezza del nostro sistema di difesa. Mussolini decide di attuare una guerra parallela e avanza verso la Somalia britannica, verso l'Egitto e invade la Grecia. La seconda compagna ha importanti motivazioni strategiche. La presa del canale di Suez, infatti, aprirebbe la via ai pozzi petroliferi del Medio Oriente e renderebbe molto più veloce il collegamento con il Giappone. L'avanzata italiana verso l'Egitto si arresta dopo aver percorso solo 95 km. Gli inglesi passano al contrattacco: sfondano il fronte con il massiccio impiego di carri armati e conquistano Bengasi facendo prigionieri 100000 italiani. L'insuccesso comporta l'intervento tedesco. Gli inglesi arretrano fino a Tobruk, sempre in Libia, dove il fronte si stabilizza. Il destino dell'Africa orientale, dove, alla conquista della Somalia Britannica, gli inglesi rispondono con una controffensiva, riconquistano i territori persi e proseguono nell'avanzata. Anche sul fronte greco l'esercito non risulta vittorioso ed è presto respinto da un nemico inferiore per uomini e mezzi. La Germania deve muoversi in soccorso dell'Italia e in seguito i tedeschi invadono la Jugoslavia e la Grecia.

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