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Lo scoppio della guerra


Nel 1914 ci sono tutte le condizioni di un conflitto generale: fra le potenze dell’Intesa l’Inghilterra vuol porre un freno all'espansionismo tedesco, la Russia a quello austriaco, la Francia vuole vendicare l’umiliazione del ’70, rintuzzare le provocazioni di Guglielmo II, riprendere l’Alsazia e la Lorena; dall’altro lato la Germania vuole superare l’Inghilterra, penetrare in Africa e in Asia e conquistare i mercati mondiali, mentre l’Austria vuole espandersi nei Balcani. A tutto questo si aggiungono l’irredentismo italiano e quello serbo, la corsa di tutti gli Stati agli armamenti e l’opera della stampa che agita l’opinione pubblica e aggrava la tensione. La pace è sempre più precaria e alla mercé di un incidente. E l’incidente fatale avviene proprio in una regione balcanica annessa all’Austria, la Bosnia, ove il 28 giugno 1914, a Sarajevo, un nazionalista serbo uccide l’erede al trono d’Austria-Ungheria, l’arciduca Francesco Ferdinando con la moglie Sofia. L’Austria ritenne la Serbia responsabile del delitto e, con l’appoggio della Germania, ma senza aver consultato l’Italia, inviò alla Serbia un ultimatum umiliante e inaccettabile (23 luglio 1914). L’atroce assassinio dell’arciduca austriaco Francesco Ferdinando a Sarajevo era strettamente connesso con l’agitazione promossa in Serbia per la redenzione dei jugoslavi bosniaci. Era inevitabile che Vienna esigesse la garanzia che si sarebbe posto fine a tale agitazione. La Serbia accolse l’ultimatum solo in parte, e l’Austria le dichiarò guerra. È il 28 luglio 1914; negli otto giorni successivi la guerra si estenderà a tutte le grandi potenze europee.
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