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Le rivoluzioni nel 1848

Si arrivò così all’anno delle grandi sommosse rivoluzionarie e delle più accese speranze: il 1848. I primi sintomi di ribellione si ebbero nel Lombardo-Veneto: dal 1° gennaio i cittadini di Milano non fumarono più e non giuocarono più al lotto, per togliere al governo austriaco due cospicue fonti di entrate; a Venezia vennero arrestati i patrioti: Nicolò Tommaseo e Daniele Manin (18 gennaio). Intanto una vera e propria rivoluzione era scoppiata a Palermo (12 gennaio), Napoli era insorta (27 gennaio), ed il re Ferdinando II aveva dovuto concedere la Costituzione (10 febbraio). Lo seguirono a breve distanza Leopoldo II di Toscana (17 febbraio), Carlo Alberto (4 marzo) e Pio IX (14 marzo). In poco più di un mese i maggiori Stati Italiani (escluso solo il Lombardo-Veneto) erano diventati costituzionali. Mentre l’Italia viveva queste giornate dense di avvenimenti, la rivoluzione scoppiava in Francia e nell’Europa centrale. Ancora una volta la scintilla scoccò a Parigi (22 febbraio) e si propagò a Vienna (13 marzo), al Lombardo-Veneto (17 marzo a Venezia, 18-22 marzo a Milano), a Berlino (18 marzo), a Budapest (27 marzo), a Praga (8 aprile). Parve allora che la coscienza popolare, auspicata dal Mazzini, avesse sferrato l’attacco decisivo all’assolutismo. In un primo tempo infatti la rivoluzione trionfò dovunque: a Parigi fu proclamata la Repubblica, in Austria e in Germania furono concesse costituzioni, e l’Italia combatté la sua 1° guerra per l’indipendenza. Un esempio fu la rivoluzione popolare del 12 gennaio 1848 a Palermo. Gli insorti, che si sono impadroniti di un cannone, mettono in fuga i soldati borbonici ed issano la bandiera tricolore con lo stemma della Trinacria.
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