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Le rivoluzioni del 1848

Le rivoluzioni del 1820-31 avevano dimostrato che l’ordine della Restaurazione poteva essere infranto. Anche se tutte le rivoluzioni del 1848 si conclusero con un insuccesso, esse avevano segnato uno spartiacque fondamentale nella storia dell’Ottocento: dopo il 1848 nulla poté essere come prima. L’età della Restaurazione si era definitivamente conclusa.
I paesi europei, negli anni precedenti al 1848, furono caratterizzati da un comune senso di disagio. Il problema sociale si avvertiva soprattutto nei paesi dell’Europa occidentale, dove la sfrenata corsa alla produzione e al consumismo aveva dato vita al proletariato urbano. La grande ondata di rivoluzioni del 1848 fu generata da alcune gravi crisi economiche che, ovviamente, andarono a colpire i ceti più bassi. Il grande scontento e soprattutto la crescente frustrazione del proletariato ben presto sfociò in una vera e propria rivolta.

In Francia si creò una situazione di tensione particolarmente forte. Il paese, nel corso degli anni trenta e quaranta si era notevolmente sviluppato. Tuttavia, Luigi Filippo e il suo governo rappresentavano i soli interessi della grande borghesia, dei commercianti e dei banchieri. Di contro, la classe operaia delle città viveva con salari da fame e orari massacranti.
Nel febbraio del 1848, il governo francese tentò di impedire una manifestazione organizzata per rivendicare il diritto al voto. La protesta mutò presto in rivolta: il re fu deposto e venne proclamata la repubblica sotto la direzione di un governo provvisorio. Ma il precario equilibrio sul quale si reggeva il governo si incrinò rapidamente: il 23 aprile 1848 si tennero le elezioni per l’Assemblea costituente, che videro una netta affermazione delle forze più moderate. Tuttavia, le tensioni sociali andarono degenerando di ora in ora: il 23 giugno si tenne a Parigi una grande manifestazione, che fu repressa nel sangue.
Nel dicembre 1848 si tennero le elezioni presidenziali: Carlo Luigi Napoleone Bonaparte, nipote di Napoleone, ottenne una vittoria schiacciante. La promessa di riportare l’ordine nel paese e il prestigio del nome permisero al nuovo Napoleone di raccogliere consensi in tutti gli strati della società.
In tutta l’area germanico-asburgica il 1848 vide esplodere una protesta sino allora soffocata dalle monarchie. Gli obiettivi del movimento liberale tedesco erano riforme costituzionali e l’unificazione della Germania.
Alla notizia della rivoluzione parigina, agitazioni e proteste di carattere liberale iniziarono nel marzo del 1848 nella Germania meridionale. Il re di Prussia Federico
Guglielmo IV, fu costretto a promettere l’elezione di un parlamento a suffragio universale e una nuova Costituzione. Il successo della rivoluzione pose all’ordine del giorno il problema dell’unità nazionale tedesca. Fu eletta un’Assemblea nazionale costituente che si riunì a Francoforte. Essa rimase paralizzata a lungo dalla discussione fra i sostenitori di due ipotesi diverse di unificazione: quella della Grande Germania, che comprendeva la creazione di uno stato federale che comprendeva l’Austria, e quella della Piccola Germania, che escludeva l’Austria. Prevalse la seconda ipotesi, a dimostrazione che la Prussia era un saldo punto di riferimento dei patrioti tedeschi.
Nell’Impero asburgico, sotto il dominio di Ferdinando I, la rivoluzione del 1848 fu dominata dal problema delle aspirazioni autonomistiche dei popoli soggetti al dominio di Vienna, i quali chiedevano il riconoscimento della propria lingua, della propria cultura e del diritto di autogovernarsi. Le rivolte dilagavano in tutto l’impero: insorse Budapest, a Praga fu proclamato un governo autonomo e a Zagabria si riunì un’Assemblea nazionale che proclamò l’autonomia della nazione.
Nel dicembre 1848 Ferdinando I abdicò in favore di Federico Giuseppe, che poteva contare sull’esercito che gli era rimasto fedele. Nel mese di giugno il governo iniziò le operazioni per ristabilire l’ordine con la forza. In poco tempo l’esercito austriaco riuscì a riconquistare tutte le città perdute. L’impero asburgico era sopravvissuto alla crisi rivoluzionaria.

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