Dietro a tutte le ossessioni c'è uno dei più grandi mutamenti antropologici mai attraversati dall'Occidente: il culto della giovinezza e della bellezza tradisce una sincera paura per la morte. Prima degli ultimi decenni non è mai accaduto che si nascondesse la morte, quella che può recare dolore, quella delle persone amate, così come si fa adesso. Ora invece la rimozione della morte è la regola. Quando una persona muore, i bambini sono tenuti lontani; la verità della morte è loro nascosta con spiegazioni che non spiegano niente (è volato in cielo, fa un lungo viaggio). Chi ha subìto un lutto non deve esibirlo troppo o troppo a lungo: le manifestazioni estreme di dolore (pianti e lamenti) sono considerate cose da plebei. I culti funebri diventano piuttosto sbrigativi e furtivi. Le condoglianze sono diventate uno dei rituali più difficili dell'Occidente contemporaneo infatti nessuno sa mai esattamente cosa dire, tanto lo spettacolo della morte di una persona conosciuta o amata giunge ogni volta sorprendente, inaspettato, come una sorta di tradimento alle promesse di immortalità che tutto il sistema mediatico che pervade l'Occidente non smette di fare. È un percorso che ha diverse cause possibili. Di certo c'entra la grande nuvola di morte che ha avvolto l'Occidente tra il 1939 e il 1945. Il cedimento di un'ideologia mortuaria e sacrificale come quella nazionalista, travolta insieme con il crollo dei regimi fascista e nazista, lascia reazioni differenti, a un ottimismo, in certi momenti, perfino isterico, che molti e molte abbracciano come una salvifica boccata d'ossigeno. Così, ciò che colpisce di più l'Occidente del secondo dopoguerra è la crescente spinta alla "negazione della morte". Caduta la retorica sacrificale, sebbene si continuino a celebrare i morti caduti in guerra, ciò che si vuole davvero è dimenticare la morte, e dimenticarla al più presto possibile. Alla rimozione della morte contribuiscono sicuramente anche gli straordinari miglioramenti della scienza medica che permettono l'abbattimento dei tassi di mortalità specie di quella infantile e così, la morte, che non colpisce più come un tempo i bambini o i ragazzi viene associato unilateralmente con la vecchiaia, con la decadenza e con la fine di un percorso. E di nuovo si capisce meglio il perché dell'ossessiva esaltazione della giovinezza e dell'angosciato fastidio nei confronti dell'invecchiamento.

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