Video appunto: Resistenza partigiana - Nord

Resistenza partigiana al nord



Dopo che Mussolini venne liberato da alcuni soldati tedeschi, vi venne istituita la Repubblica sociale italiana (RSI), ossia uno stato fantoccio di fatto sotto stretto controllo dei tedeschi sostenuto da giovani fascisti, specialmente tutti quei fascisti estremisti che negli anni di massimo fulgore del partito fascista erano stati allontanati da Mussolini perché troppo rivoluzionari, e da tutti coloro che ritenevano doveroso continuare a combattere a fianco di Mussolini e di Hitler; a partire dalle ceneri del vecchio partito nazionale socialista nacque così il nuovo Partito fascista repubblicano che desiderava un ritorno al fascismo delle origini, ossia desideravano un ritorno alle origini rivoluzionarie espresse nel manifesto di San Sepolcro e che contemplava quindi un rinnovamento sociale e la nazionalizzazione delle imprese, esplicitamente filonazista.
La popolazione si trovò così a dover subire un inasprimento della politica raziale -le leggi raziali acquisiscono infatti una forte impronta tedesca assumendo la fisionomia delle leggi di Norimberga-, continui bombardamenti -che spinsero molti a sfollare nelle campagne- da parte degli alleati, una sistematica persecuzione degli ebrei italiani tramite rastrellamenti e deportazioni sempre più massicce -sia ad opera delle SS sia ad opera del neonato esercito repubblichino (nata per fornire ai tedeschi gli ausiliari necessari ai servizi di retrovia, per rafforzare l’autorevolezza della RSI e per formare combattenti destinati alla prima linea)-, processi e condanne a morte nei confronti di coloro che avevano determinato con il proprio voto la sfiducia di Mussolini, una violenta repressione delle manifestazioni di dissenso, il saccheggio di prodotti agricoli e industriali, un reclutamento forzato di manodopera, la coscrizione obbligatoria, la penuria di cibo, una costante precarietà, la distruzione delle abitazioni, il razionamento, rappresaglie, atti di brutale e gratuita violenza e massacri (es: l’eccidio di Cefalonia, l’eccidio delle fosse ardeatine e quella a sant’Anna di Stazzeman). Ciò causò un’indisponibilità sempre maggiore dei civili -in particolare l’ostilità degli ambienti conservatori, degli industriali e dei lavoratori contribuì a rendere la RSI estremamente debole e fragile e priva di qualsiasi autonomia politica- portando così alla nascita di una diffusa opposizione e che assunse poi i caratteri di una vera e propria opposizione organizzata e armata, la Resistenza.

Essa fu inizialmente un moto spontaneo che nacque a partire da coloro, principalmente giovani, che per sfuggire alle violenze sempre maggiori dei fascisti o ai rastrellamenti o alla caccia ai renitenti si erano rifugiati in montagna ma nacquero ben presto le prime aggregazioni e i primi nuclei del movimento partigiano, dando così avvio nel settembre del 1943 alla guerriglia partigiana, ossia una guerra che per via della netta disparità numerica e di equipaggiamento era costituita essenzialmente da rapide azioni di sabotaggio, imboscate, attentati, attacchi volti a danneggiare rifornimenti e basi nemiche e a creare instabilità ecc. Ben presto però il movimento partigiano si era riorganizzato portando così alla nascita e alla rinascita di parti anti-fascisti quali il Partito d’azione (nuovo partito nato dalla confluenza di gruppi di ispirazione social-democratica e socialisti), il Partito comunista, il Partito socialista, la Democrazia del lavoro, il partito liberale nato attorno alla figura di Benedetto Croce, il partito cattolico, un partito di ispirazione laica e partiti di destra di ispirazione anarchica. Inizialmente a causa dei diversi indirizzi politici dei vari partiti si registrò una lotta intestina all’interno della Resistenza in quanto i partigiani non intendevano combattere solamente in funzione della liberazione dall’occupazione ma lo facevano anche in prospettiva del futuro assetto italiano; tuttavia con il ritorno in Italia di Togliatti dall’URSS si ebbe un importantissimo momento di svolta in quanto egli, leader del gruppo comunista e quindi della forza politica più forte, fu il primo a proporre l’iniziativa del rinvio della questione istituzionale e ben presto quindi il Comitato di liberazione nazionale (CLN) prima e il Comitato di liberazione per l’Alta Italia (CLNAI) si assunse il compito di coordinare i vari gruppi partigiani i quali erano organizzati in diverse brigate ossia:

Brigate Garibaldi, i quali facevano riferimento al partito comunista.
Brigate Matteotti, i quali facevano riferimento al partito socialista.
Brigate Osoppo, i quali facevano riferimento ai partiti moderati sia di destra sia cattolici.
Giustizia e Libertà, i quali facevano riferimento al Partito d’azione.
Gruppi di azione patriottica, legati alle brigate Garibaldi.

Per quanto riguarda il coinvolgimento della popolazione civile la Resistenza era costituita in prevalenza da appartenenti agli strati popolari in quanto la popolazione civile era coinvolta non solo perché erano numerosi i giovani che decidevano di entrare nelle fila dei partigiani ma anche perché essi collaboravano e appoggiavano i partigiani fornendo nascondigli, informazioni ecc.

La guerra partigiana può quindi essere considerata una guerra civile a tutti gli effetti in quanto coinvolse i civili ma soprattutto in quanto fu uno scontro fra italiani aventi ideologie e mentalità differenti, distanti a tal punto che come in ogni guerra civile tali divergenze finirono per alimentare accanimenti, animosità e rancori amplificando la violenza di tale conflitto.