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Repubblica di Weimar e Nazismo scaricato 14 volte

Il dopoguerra nell'ex Impero asburgico: l'Austria

La crisi del dopoguerra fu grave nell’Europa centrale. Il crollo del Reich tedesco e dell’impero austro-ungarico, portarono a tentativi rivoluzionari che volevano riorganizzare le classi dirigenti a sfavore dei ceti medi. Il 12 novembre 1918, un’Assemblea Costituente proclamò la repubblica in Austria. Emerse il Partito socialdemocratico, che raccoglieva consensi nella Vienna “rossa” con la classe operaia; nelle campagne, dove vi era una mentalità conservatrice e tradizionalista, dominava il Partito cristiano-sociale. Cominciarono a diffondersi nel paese movimenti squadristici sull’esempio del fascismo italiano.

Il fallimento della rivoluzione in Ungheria

In Ungheria divenuta repubblica parlamentare, il dopoguerra fu caratterizzato dall'instabilità. Socialdemocratici e comunisti si unirono per dare vita a una repubblica sovietica, proclamata il 21 marzo 1919, sotto la guida del comunista Béla Kun. La Repubblica ungherese ebbe vita breve, in quanto fu attaccata dalla Romania nell’agosto del 1919 con al comando Horthy, che instaurò un regime autoritario fino alla seconda guerra mondiale.

La repubblica tedesca.
In Germania la crisi del dopoguerra portò gravi conseguenze. Nell’ottobre 1918 molti reparti dell’esercito chiesero la pace e le dimissioni dell’imperatore. In Baviera venne proclamata una repubblica socialista, mentre altri stati del Reich dichiararono autonomia. Gli alti ufficiali fecero pressioni sull'imperatore Guglielmo II perché abdicasse. Quest'ultimo il 9 novembre 1919 fuggì nei Paesi Bassi, e a Berlino venne proclamata la repubblica. In attesa dell'elezione di un'Assemblea Costituente, fu istituito un governo provvisorio affidato ad Ebert, che firmò un armistizio con Francia e Gran Bretagna.
Le divisioni del movimento socialista.
L’iniziativa politica era nelle mani dei socialisti, gli unici che potevano fronteggiare la situazione del paese. La maggioranza era del Partito socialdemocratico, contrario alla rivoluzione. Poi vi erano i socialisti indipendenti, contrari alla guerra e proponevano nuove riforme. All’estrema sinistra, vi erano gli spartachisti, ovvero gli aderenti alla Lega di Spartaco, guidata da Luxemberg e Liebknecht, che assunse il nome di Partito comunista tedesco, questi avevano un programma di rivoluzione socialista.

Militari e Freikorps

Oltre ai socialisti, detenevano il potere le alte gerarchie militari, dominate dal maresciallo prussiano von Hindenburg. Queste forze contrastavano il predominio della sinistra. Come strumento di contrasto utilizzavano i Corpi franchi, volontari desiderosi di continuare la guerra.

La “settimana di sangue” del gennaio 1919.
Il dopoguerra tedesco ebbe una tragica svolta il 5-6 gennaio 1919, quando gli spartachisti berlinesi tentarono un'insurrezione. Il governo provvisorio, reagì con l’azione militare e dei Corpi franchi. In sei giorni di lotta, la “settimana di sangue”, l'insurrezione fu stroncata e il movimento comunista sconfitto. I militanti rivoluzionari, e i dirigenti spartachisti, furono trucidati e fucilati dai Corpi franchi. Quest'ultimi a marzo, sterminarono la repubblica socialista in Baviera, e nei mesi successivi tutte le organizzazioni comuniste.

Violenza e nazionalismo3]

Nelle elezioni del 19 gennaio 1919, i socialdemocratici raggiunsero la maggioranza relativa. Fu costituito un governo di coalizione, formato dal Partito socialdemocratico, dai cattolici e dai liberal-democratici. A capo dello stato fu posto Ebert. All’opposizione c’erano da un lato i socialisti indipendenti (Usdp) e i comunisti, dall’altro la destra conservatrice. Il nuovo governo cercò di dare stabilità al paese, e di introdurre nuove riforme sociali. La firma del trattato di Versailles diede fiato alla propaganda nazionalista e militarista contro la repubblica. La pratica della violenza si diffondeva in tutto il paese.

[h3]Una società disgregata

Nell’agosto 1919 fu approvata la Costituzione di Weimar. I primi anni della Repubblica, retta da socialdemocratici, cattolici e liberali, furono difficili. La destra dei corpi franchi assassinava esponenti del governo, come Rathenau, colpevole di essere ebreo e di aver firmato il trattato di Rapallo con l’URSS. Nel 1923 fallì il tentativo di un colpo di stato a Monaco da Hitler, capo di un partito di estrema destra, la Nsdap.
L’inflazione galoppante…

L’inflazione e la svalutazione della moneta raggiunse livelli impressionanti. Nel novembre 1923 occorrevano 4 miliardi di marchi per acquistare un dollaro. Un'inflazione del genere danneggiava i titolari di redditi fissi, e favoriva chi aveva la possibilità di rivalutare i propri redditi. Mentre una parte della popolazione si impoveriva, l’altra si arricchiva. Questo provocò un malcontento nei ceti medi.
La stabilizzazione weimariana.
La situazione tedesca migliorò provvisoriamente dal 1924. Nell’estate 1924 venne varato il piano Dawes, che assicurava ampi finanziamenti all'industria tedesca. L’economia riprese ad ampio ritmo sino a superare nel 1929 i livelli dell’anteguerra. Il vecchio marco, fu sostituito da una nuova moneta, il Rentenmark. Nell'ottobre 1925 Stresemann stipulò con la Francia il trattato di Locarno, che stabilizzava la situazione occidentale e impegnava i due paesi a non violare la frontiera comune. Nel 1923 la Germania entrò a far parte nella società delle nazioni.
Il precario equilibrio weimariano.
La Germania weimariana si fondava su un compromesso tra la socialdemocrazia, che voleva una politica di riforme, l'esercito che era contro la rivoluzione e i grandi gruppi capitalistici. L'economia tedesca soffrì molto e in pochi anni la produzione industriale si dimezzò e i disoccupati raggiunsero i sei milioni nel 1932. In questo contesto si colloca l'ascesa di Hitler.
L'esordio di Hitler e il putsch di Monaco.
Hitler si era arruolato volontario nella Prima guerra mondiale e nel 1920 a Monaco, aderì ad un partito di estrema destra, che divenne un anno dopo il Partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori. Questo partito avevo squadre militari (SA). Conquistata la guida del Partito nazioalsocialista, con le SA, Hitler tentò a novembre 1923 un colpo di stato in Baviera. Hitler venne arrestato, ma questo gli diede modo di instaurarsi nel panorama tedesco e di propagandare le sue idee. Per alcuni anni il partito nazista ottenne consensi modesti, ma dopo 5 anni nel 1933, Hitler prese il potere.
L'ideologia nazionalsocialista.
La denominazione nazionalsocialista fondeva le ideologie nazionaliste e socialiste. Il partito di Hitler predicava la revisione degli ingiusti trattati di pace e proponeva un'espansione della Germania come grande potenza. Hitler predicava l'instaurazione di un socialismo nuovo, antimarxista, basato sui valori della comunità del popolo tedesco e sul potere di uno stato forte.
Le radici dell'ideologia hitleriana.
Molti temi dell'ideologia hitleriana erano già presenti in Germania. Come la parola d'ordine del Lebensraum, lo “spazio vitale”. Nella mentalità Europea era diffusa la visione socialdarwinista, da cui derivava l'esaltazione della lotta come segno del diritto dei popoli più forti ad affermarsi. L'antimarxismo e l'antibolscevismo, che catalizzavano timori diffusi presso le classi dirigenti e fasce delle società europee, o come la polemica antidemocratica, comune ai movimenti nazionalisti.
Un “sogno” per una società in crisi.
Hitler offrì ai tedeschi una prospettiva di radicale mutamento, come il sogno di un risorgimento della Germania e l'edificazione di una “comunità nazionale” liberata dai dissidi sociali. Questi temi fecero larga presa presso un elettorato eterogeneo. La base di questo elettorato era costituita dai ceti medi.
La forza del Partito nazista.
Hitler riuscì a proporsi alla classe dirigente della Repubblica di Weimar, come l'uomo che avrebbe potuto stabilizzare il governo del paese.
Razzismo, antisemitismo, antibolscevismo.
Un ruolo importante, ebbero l'antisemitismo e il razzismo, propagandati da Hitler. Successivamente Hitler unì antisemitismo e antibolscevismo, costruendo così la sua politica. Gli ebrei divennero il capro espiatorio della crisi, un fantomatico complotto giudaico-bolscevico internazionale venne invocato per giustificare le difficoltà della Germania. L'antisemitismo divenne l'arma politica di Hitler, che egli non usò solo per il consenso ma lo utilizzò per la sua dittatura.
La crisi di Weimar.
Mentre gli scioperi crescevano, il governo non riusciva ad elaborare efficaci strategie economiche. Il frequente ricorso alle elezioni aggravò la situazione, gli unici partiti che aumentavano i suffragi erano quello nazista, e in misura minore quello comunista. Ebbe così buon gioco la propaganda di Hitler contro la repubblica democratica. Hitler stringeva rapporti sempre più stretti con le élite economiche e militari, infatti nel novembre 1932 un gruppo di uomini d'affari invio a Hindenburg un appello per nominare Hitler cancelliere. Hindenburg rifiutò, ma ormai Hitler era l'uomo su cui la destra conservatrice puntava.
L'ascesa elettorale di Hitler.
Nel Giugno 1932 divenne cancelliere von Papen, che si orientò a portare Hitler nell'area di governo. Nel successo elettorale del luglio 1932, Hitler pretese che gli si affidasse il governo. Nel gennaio 1933 von Papen convinse Hindenburg ad affidare a Hitler la carica di cancelliere, cioè capo del governo.

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